Una nuova mentalità per una nuova era

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di Cristiano Giombetti

Prima di essere una religione il Cristianesimo è un inconscio collettivo. Ciò significa che i suoi valori sono entrati in profondità nelle menti delle persone, siano esse credenti o non credenti. Per questo motivo è bene analizzare questi effetti per, eventualmente, modificare alcuni schemi di pensiero che si traducono in abitudini più o meno positive per la nostra vita. Una delle idee principali che il Cristianesimo ha trasmesso alla coscienza dell’occidentale medio è quella della separazione, della gerarchizzazione dei valori:

sacro – profano,

puro – impuro,

virtù – vizio

ecc.

L’idea secondo cui le persone possono essere classificate in base a un metro di giudizio oggettivo è decisamente presente nella mentalità comune. Chi si conforma alle norme socialmente condivise, ai valori culturali, allora è accettato e integrato, altrimenti si verifica un’anomia e il controllo sociale provvede a multare il dissidente di turno. Un tempo si sarebbe detto l’eretico. La mentalità che sta sorgendo insieme a un nuovo tipo di umanità che pensatori e profeti del passato avevano annunciato, è decisamente diversa da quella che abbiamo appena esposto. Secondo la nuova mentalità le persone hanno il diritto di vivere liberamente e scegliere tutto ciò che vogliono, secondo il proprio livello di coscienza. E tu – io – dobbiamo rispettare questo fatto!

Rispettare non significa: “Ognuno può fare ciò che vuole, perché tanto non posso impedirlo”. Questo è ancora tipico della vecchia mentalità. Significa invece: “Ogni scelta che l’individuo compie è la migliore se paragonata al suo livello di coscienza”. In altre parole: “Ciò che ciascuno sceglie è perfetto per colui che sceglie”. Non per te – per me – ma per lui/lei sì! Spinozianamente, credere in Dio e nella perfezione della realtà, è la medesima cosa. Pensare o ritenere che qualcuno possa sbagliare, che qualcuno debba essere corretto o che sia possibile il “peccato”, in definitiva, è la posizione intellettuale più lontana dalla spiritualità in questione. Non esistono Messia nel nuovo mondo. Semplicemente non arrivano. E questo per un motivo preciso: ciò è contrario alla logica cosmica. Poiché azione comporta una reazione, da un’esperienza si impara e si cresce. Che succede se mi sostituisco alla libertà dell’altro? Succede che gli impedisco di imparare a camminare con le proprie gambe e lo costringo ad aderire al “mio bene”, alle mie idee. Ritenere persino che ci sia IL Bene, quello valido per tutti universalmente, è il dato che produce quello che io chiamo il “complesso del messia”: il desiderio, anche in buona fede, di convertire l’altro alla mia idea, assolutizzandola.  In definitiva, rispettare la libertà di tutti, amandola — non mal tollerandola — è la radice della spiritualità matura che caratterizza la nuova umanità che è in procinto di rivelarsi al mondo. Significa avere fiducia nell’altro, nella vita e, per chi ci crede, in Dio.

Foto: Idee&Azione

10 giugno 2021