Una storia di due accordi sul gas: Azerbaigian-UE e Russia-Iran

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di Andrew Korybko

Alcuni osservatori hanno ipotizzato che Baku sia in competizione con Mosca, ma questa interpretazione non tiene conto di ciò che il Presidente Aliyev ha detto ai media russi durante il suo viaggio a Mosca il giorno prima dell’inizio dell’operazione militare speciale in corso in Ucraina da parte del suo ospite, oppure coloro che condividono questo punto di vista semplicemente non ne sono a conoscenza.

La scorsa settimana sono stati conclusi due importanti accordi sul gas: Quello dell’Azerbaigian con l’UE e quello della Russia con l’Iran. Il primo prevede che il Paese del Caucaso meridionale raddoppi le esportazioni di gas verso il blocco per raggiungere i 20 miliardi di metri cubi entro il 2027, mentre il secondo ha portato la Grande Potenza eurasiatica a impegnarsi a investire fino a 40 miliardi di dollari nella Repubblica islamica. Alcuni osservatori hanno ipotizzato che Baku sia in competizione con Mosca, ma questa interpretazione non tiene conto di ciò che il presidente Aliyev ha detto ai media russi durante il suo viaggio a Mosca il giorno prima dell’inizio dell’operazione militare speciale in corso in Ucraina da parte del suo ospite, oppure chi condivide questa opinione semplicemente non ne è a conoscenza.

Il leader azero ha rassicurato i suoi interlocutori russi che non ha intenzioni di questo tipo per quanto riguarda le forniture di gas all’UE, affermando che “credo che qui non si stia parlando di concorrenza, i volumi non sono paragonabili, ma è chiaro che anche piccoli volumi possono talvolta fare la differenza nel mercato del gas. Per evitare questo, siamo pronti e stiamo lavorando con la Russia in questa direzione”. Nonostante la coincidenza temporale di questi due importanti accordi sul gas, essi danno comunque l’impressione di un coordinamento, non di una competizione. In parole povere, l’Azerbaigian sostituisce le risorse russe che l’UE intende eliminare gradualmente su pressione degli Stati Uniti, mentre la Russia sostituisce il mercato perduto con quello iraniano.

In realtà non si tratta nemmeno di uno “scambio” così negativo, in mancanza di una descrizione migliore. L’Azerbaigian è molto più piccolo della Russia e il suo governo può reinvestire i prossimi profitti derivanti dal raddoppio delle vendite di gas all’UE per aiutare una percentuale maggiore della popolazione. L’Iran, invece, possiede alcune delle più grandi riserve di gas del mondo, che possono essere sfruttate con la tecnologia russa e successivamente esportate sul mercato globale in coordinamento con Mosca. Si stima che, insieme, queste due grandi potenze dispongano di quasi un terzo delle riserve mondiali di gas, il che può portare alla creazione di un meccanismo simile all’OPEC (anche se solo informale) tra di loro e forse anche con il gigante del gas Qatar

L’Azerbaigian non è in grado di fare nulla di simile, ma questo non significa che stia prendendo il bastone tra le ruote. Piuttosto, svolgendo un ruolo sempre più strategico nella sicurezza energetica dell’UE, questo Stato ferocemente sovrano può prevenire preventivamente i complotti occidentali contro la sua leadership in virtù della sua ritrovata importanza per il blocco. Lo stesso si può dire anche della Turchia, dato che il gasdotto trans-anatolico (TANAP) attraversa il territorio di questa grande potenza. Anche la Turchia, come il suo alleato azero, è ferocemente sovrana e pratica una politica estera indipendente, con grande disappunto dei suoi tradizionali partner occidentali. Per questo motivo, la TANAP può salvaguardare anche i suoi interessi.

Per quanto riguarda la Russia, non solo è pronta a sbloccare l’enorme potenziale energetico dell’Iran nei prossimi anni e forse anche a coordinarsi con essa attraverso un meccanismo simile a quello dell’OPEC, ma i suoi nuovi investimenti nella Repubblica islamica possono anche garantire la sicurezza energetica del loro comune partner indiano. Queste tre grandi potenze si stanno impegnando congiuntamente per creare un terzo polo di influenza nell’attuale fase intermedia bimultipolare della transizione sistemica globale verso il multipolarismo, con il Corridoio di Trasporto Nord-Sud (NSTC) che rappresenta la manifestazione fisica di questo asse emergente, per cui è naturale che l’Iran e la Russia diano priorità all’esportazione di gas verso l’India quando ne arriverà di più sul mercato.

Il quadro generale in gioco è che sia l’UE che l’India si stanno assicurando la sicurezza energetica a medio e lungo termine grazie agli importanti accordi sul gas conclusi questa settimana tra il blocco e l’Azerbaigian, da un lato, e la Russia e l’Iran (i due principali partner eurasiatici di Delhi), dall’altro. Ciò significa che tutto è reciprocamente vantaggioso per tutte le parti coinvolte, e che nessuno di questi accordi è avvenuto a spese di altri, il che è sorprendente se si considera che qualcosa di così significativo come questi due sviluppi non si è mai verificato prima a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. Tutto ciò dimostra che il multipolarismo sta già influenzando le relazioni internazionali, anche all’interno della “sfera di influenza” degli Stati Uniti nell’UE.

Pubblicato in partnership su One World 

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

27 luglio 2022