Una trappola per Putin?

image_pdfimage_print

di Luciano Lago

A differenza di quanto avveniva in passato, nell’epoca della Guerra Fredda ai tempi dell’URSS, le possibilità del raggiungimento di una intesa fra le super potenze nucleari, USA, Russia e Cina, sono del tutto fuori da ogni prospettiva realistica. Esiste un Impero in declino, quello degli Stati Uniti e dei loro stati vassalli che non vorrebbe rinunciare alla propria posizione di domino e non accetta la coesistenza pacifica con le altre superpotenze, la Russia e la Cina. Tanto meno accetta di rispettare le norme internazionali e le delibere delle Nazioni Unite ma, al contrario, pretende di sottoporre il mondo alle proprie regole e di imporre la propria giurisdizione agli altri paesi.

Come ormai tutto il mondo ha imparato a proprie spese, il fattore chiave della politica statunitense di lunga data verso tutte le nazioni libere è quello della sua pretesa egemonica, la volontà che le nazioni libere si trasformino in stati vassalli e sottomessi alle direttive di Washington. Così è avvenuto nel corso della storia e tale è stata la logica della politica estera degli USA fin dai primi interventi militari all’estero nell’epoca post URSS.

Sebbene gli interventi di Washington siano sempre ammantati da una massiccia propaganda, vuoi sulla necessità di “ristabilire la democrazia”, vuoi sui “diritti umani”, nessuno può seriamente credere che gli Stati Uniti operino per portare benefici alle popolazioni dei paesi presi di mira. Nel mondo non si contano le macerie ancora fumanti e le stragi causate dagli interventi militari degli Stati Uniti in paesi sovrani, motivati sempre da pretesti e da massicce campagne di propaganda.

Nella fase attuale Washington deve reagire alla perdita di prestigio e di credibilità causata dalle sue tante guerre infinite e dalle occupazioni illegali di territori di altre nazioni, da cui gli americani non accennano a tirare fuori le proprie unghie e rinunciare allo sfruttamento delle risorse. Per trovare giustificazione gli USA ricorrono al finto pretesto di combattere il terrorismo quando in molti casi, sono proprio loro che lo alimentano per coprire le proprie finalità geopolitiche.

Quelli che vengono decantati di volta in volta come i “valori” dell’occidente o le “regole internazionali” sono sempre e comunque un camuffamento della volontà egemonica di Washington.

In alternativa Washington agita la “minaccia alla propria sicurezza” per giustificare il proprio atteggiamento aggressivo quando sono invece gli Stati Unti che minacciano gli altri paesi.

La ulteriore motivazione essenziale è sempre quella di alimentare la spesa mastodontica del complesso militare/industriale/di sicurezza degli Stati Uniti per affrontare nemici inventati come l’Iran, il Venezuela, oltre alla Russia e alla Cina, che sono le potenze con cui gli USA si trovano in competizione.

Nella realtà non esistono nemici se non fosse che Washinton se li crea da solo con la sua volontà di dominio, quindi questi devono essere inventati per continuare a giustificare quello che è ingiustificabile. Questa politica si spiega con la prevalenza a Washington dei neocon, imbevuti di ideologia messianica, evangelici e sionisti, convinti del destino manifesto degli Stati Uniti di dominare il mondo per imporre i propri pseudo valori e superiorità del loro sistema politico. La “missione civilizzatrice” degli Stati Uniti sul mondo non consente di coesistere con altre potenze indipendenti dai voleri di Washington. Da questo la divisione manichea, argomentata da Biden, del mondo diviso tra “democrazie e autocrazie”, una astrazione propagandistica avulsa da ogni realtà.

In sostanza Washington disprezza ogni intento di difesa della propria identità e cultura quando questo rappresenta un ostacolo alla omologazione al sistema globalizzato e americanizzato che viene perseguito da Washington a propria immagine e somiglianza.

Per questo motivo sembra oggi del tutto inutile che si sia pianificato un vertice tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente USA, Joe Biden. Non si vede quale dialogo sia possibile, visto che Biden non ha manifestato alcuna volontà di riconoscere gli interessi legittimi della Russia nel suo emisfero e continua, per mezzo della NATO, a condurre una campagna di provocazioni alle frontiere occidentali della Federazione Russa.

I motivi sopra esposti definiscono l’inutilità dei colloqui previsti per il vertice Russia/USA del 16 giugno, se questo si svolgerà effettivamente.

Che il presidente russo voglia incontrare di Biden, un personaggio privo di qualsiasi autonomia e manovrato dalla oligarchia di potere che lo muove e decide per lui, ha lo stesso valore di incontrare un fantoccio, una pedina di un gioco manovrato da altri. Questo tanto più che gli statunitensi hanno sempre rifiutato qualsiasi apertura proposta da Putin ostinandosi a lanciare accuse di tutti tipi contro la Russia. Accuse sempre poi risultate infondate.

L’accesa ostilità contro la Russia da parte della Elite di potere mondialista ed atlantista deve essere spiegata e compresa nei suoi motivi di fondo.

Il presidente russo, Vladimir Putin ha dimostrato di aver compreso molto bene che l’avanzata della NATO verso est in Ucraina, in Georgia e in altri paesi dell’Est Europa, cui fa da corollario il dispiegamento di basi e forze militari in questi paesi, dal Baltico alla Bulgaria, Romania e Georgia, non è limitata soltanto al livello militare ed economico, ma piuttosto rientra in una campagna di minacce e di aggressione contro l’integrità dello stato russo, contro quella visione antitetica propugnata da Putin nei confronti del mondo occidentale e della sua ideologia basata sul liberismo relativista e individualista.

La Russia di Putin ha opposto a questa ideologia una sua propria prospettiva o concezione del mondo incompatibile con quella occidentale, riferendosi alla identificazione di questa sua visione con la tradizione spirituale e culturale della Grande Madre Russia, con la sua connotazione identitaria, il suo rifiuto del progetto mondialista e delle sue implicazioni con la negazione dei valori tradizionali, la famiglia, la spiritualità, i valori etici, la tradizione cristiana e ortodossa della Chiesa russa.

Tutti valori che in Occidente e in particolare nell’Unione Europea si vogliono sostituire con il relativismo morale, con la legalizzazione dei matrimoni gay, con la liberalizzazione totale dell’aborto, con l’eutanasia libera (applicata anche ai bambini come in Belgio) con il feticcio della società aperta e multiculturale.

Per tali motivi essenzialmente la Russia di Putin è divenuta quindi la “bestia nera” dei mondialisti e massoni ed è partita la campagna di demonizzazione di Putin dei media occidentali, indicato come “nuovo Hitler” e della Russia come “minaccia” per l’ordine globale.

Tutto questo è considerato imperdonabile da parte della élite di potere anglo USA che tenta con ogni mezzo, dalle minacce alle sanzioni, di bloccare la rinascita della Russia come superpotenza in competizione con il dominio globale USA. Tale scenario rende la situazione del mondo attuale estremamente pericolosa.

L’incontro proposto da Biden sembra quindi avere tutte le caratteristiche di una “trappola” tesa a Putin che dovrà essere molto accorto. Meglio per lui tenere gli occhi ben aperti.

Foto: Idee&Azione

10 giugno 2021