Una turma di iniqui al potere ci guarda sprezzante

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di Jean Córdova

Esprimere il proprio dissenso verso un qualunque potere politico antidemocratico, simile a quello costituitosi in Italia, per un artista libero e indipendente, come per qualsiasi cittadino pensante e critico, dovrebbe essere l’incipit da cui partire per svincolare se stessi da esso e da ogni forma di repressione autoritaria. Quello che conta per un artista non sono le attività collaterali all’opera, significative sia chiaro, ma la propria cultura, il contenuto spirituale e ribelle, l’azione rivoluzionaria filtrata attraverso il proprio mondo poetico intuitivo, fantastico e immaginifico. L’attualissimo indottrinamento imposto dall’alto, quello del pensiero unico dominante viaggia e si incunea con rapidità anche tra gli artisti, i quali a mio avviso dovrebbero essere i più indisciplinati in una società, i veri rivoluzionari, e non al contrario servi pavidi del potere. L’artista dovrebbe essere un anticorpo della società e non un insipido giullare al soldo di un’élite tirannica, insensibile e indifferente. Ed è per tali motivi che occupandomi di arte ho deciso di affermare per mezzo di tale articolo il mio totale dissenso verso tale potere, che giornalmente discrimina, priva della felicità, dell’amore, della capacità e della volontà di sognare, del lavoro e della vita a milioni di onesti cittadini totalmente contrari a tale deriva totalitaria.

Una nuova società disumana, neoliberista, ipertecnica, ipercapitalista, bio-securitaria e scientista dal pensiero unico estremamente globalizzato è alle porte; società nella quale noi liberi cittadini pensanti e dissenzienti veniamo ogni giorno perseguitati ed esclusi da tutto quello nella quale una società viva, florida e in salute è costituita ed è strutturata, financo dai nostri impieghi civili e dalle nostre libere professioni; perché? Semplice: perché noi esseri umani ‘pensanti’, critici dello status quo dominate, affermiamo con forza e consapevolezza la nostra contrarietà sui rovinosi tempi e sull’attuale regime politico in atto emanante un necrotico progetto globale di morte e colliquativo finalizzato a trasformare l’uomo da zoon politikon, con un grande cuore pulsante e una grande e poetica anima, a un individuo adiàforo, inerte, accidioso e violento scollegato dai suoi simili e privo di sentimenti: insomma, un autòma senza coscienza e senza ragione: ergo, cittadini in direzione contraria opponenti a una celere ‘morte sociale’, negazione della vita, avvallata da una società incosciente in rapida decadenza spirituale, morale ed etica.

Una società nella quale un imbarazzante e anonimo Parlamento, la cui funzione oggigiorno è quella di essere ridotta a luogo di ratifica degli attuali e infami atti governativi ‘anticostituzionali’, adottati da un potere esecutivo dispotico e oppressivo e pensati ed emanati da un ghignante, diabolico e falso Gerione (rispondente del proprio operato solo a se stesso similmente al modus operandi dei tanti re come lo furono i monarchi assoluti), firmati senza alcuna esitazione da una fatua presenza avvolta dall’insensatezza, avvallati, inoltre, da un potere giudiziario marcescente e da una masnada di cani affamati al guinzaglio del loro oblio messi in opera da migliaia di nuovi kapò sparsi per le vie e le piazze del ‘Bel Paese’, come la nostra nazione venne definita dall’abate e paleontologo Antonio Stoppani nel 1876, non è una società civile, democratica, colta, intelligente, poetica, amante della bellezza, gentile e in primis libera diffondente libertà.

Una società accettante tali leggi, infami, criminali e anticostituzionali, non è una società inclusiva ma intollerante e fratricida; norme prive di logica attuate in tutte le vie, le piazze e i vicoli del nostro Paese da prepotenti signorotti locali strettamente legati da interessi di natura politica ed economica a un gotha elitario globale sans-patrie, e messe in opera da cittadini consenzienti perché terrorizzati o invasati dall’attuale propaganda statale e mediatica, da milizie locali forsennate gestite da quello stesso furioso ed esaltato potere in preda alla follia distruttrice non appartengono a una società civile fautrice di democrazia.

Una società nella quale milioni di cittadini liberi e pensanti vengono quotidianamente estromessi da essa per mezzo di vili ricatti e insane leggi discriminatorie, chimeriche e antidemocratiche avvallate tenete bene a mente, perché in futuro la storia lo ricorderà come un atto d’infamia, da un’intera classe politica degenerata e corrotta, fatta eccezione per un esiguo gruppo di senatori e deputati, non è una società per bene, sensibile, altruista verso il prossimo e raffinata.

Una società nella quale milioni di onesti cittadini, sottoposti a un controllo permanente da alcune scialbe entità facenti parte delle forze dell’ordine, nella neolingua ‘psicopolizia’, giornalmente, terrorizzati, minacciati, ostracizzati e costretti con la forza a sottostare senza opporsi al potere di un despota e della sua masnada affamata di violenza non è una comunità strutturata, democratica e libera, ma tirannica e totalitaria.

Una società senza un pensiero critico attivo, senza riserve e totalmente subalterna al diktat di un governo intollerante perché criminale verso uomini e donne liberi e contrari a tali derive ideologiche assolutistiche e autocratiche di natura distopica post-orwelliana e post-huxleyana, non è una società civile ma rozza, sovrana ma autocratica, libera ma schiava, sana ma inferma.

Una società emanante documenti noti come ‘lasciapassare’ (nella neolingua i cosiddetti ‘Green Pass e Super Green Pass’ o meglio carte nere), sintesi di tutti i mali di una società distopica e dei numerosi e infami decreti legge governativi sinora emanati, arbitrariamente discriminatori e antidemocratici, non concedenti i sacri diritti elementari e costituzionali ubi consistam in una democrazia non è una società civile ed evoluta: documenti digitali non permettenti a liberi cittadini l’ingresso nei luoghi deputati al lavoro, nonostante loro stessi abbiano conquistato con grande onestà e fatica quei determinati ruoli lavorativi, sia nei luoghi aperti al pubblico (ospedali, scuole, musei, tribunali, banche, poste e nella stessa misura altri luoghi sparsi per le vie e per le piazze delle nostre città e dei nostri paesi o dei piccoli borghi e villaggi), sia luoghi di svago e d’intrattenimento, così come nei mezzi di trasporto (aerei, navali, ferroviari, tranviari a breve e a lunga percorrenza). Tale società, non è una società rivolta a coltivare le nobili aristoteliche virtù: quelle etiche, legate a funzioni pratiche (Coraggio, Temperanza, Liberalità, Magnificenza, Magnanimità e Giustizia) e quelle dianoietiche, quest’ultime riguardanti l’uso della ragione (Intelligenza, Scienza, Sapienza, Saggezza e Arte), ma una lettera morta, l’emblema di un sistema organizzativo svuotato, traditore della propria natura e della propria essenza.

Una società nella quale la stragrande maggioranza della popolazione è affetta da una ‘sanguinolenta’ sindrome di Stoccolma, e una minoranza di persone residenti nelle isole, maggiori e minori, e converso sono state sottoposte per oltre un mese a totale confino da uno Stato autoritario perché non adeguatesi ai vili ricatti di quest’ultimo, non è una società rivolta a coltivare virtude civile e sapere: visto il continuo sconvolgimento e capovolgimento politico, che sta investendo interamente sotto ogni aspetto le nostre singole vite, quelle comunitarie e la nostra intera Nazione.    

È a tali nuove realtà dispotiche e distopiche, abitate da una società informe piegate ai giornalieri umori e voleri di un despota prevaricatore dalla natura luciferina e da una cricca oligarchica accidiosa e globalista anticostituzionale ascesa al potere, alle inaudite violenze psicologiche, verbali e oggigiorno anche fisiche, violando i sacri diritti di ogni singolo cittadino, alle infami leggi nazionali e internazionali, e alle logiche del “si dice” o del “si fa”, nella quale i più sgravando se stessi da responsabilità e scelte, assecondando per comodità l’attuale diktat del governo, che noi tutti dovremmo opporci senza indugi.

Una società spaccata sin dal suo interno, slegata dal suo simile sin dal profondo del proprio animo, sin dal nucleo familiare, perché parte di essa assoggettata a un ignobile propaganda di regime messa in opera da tecniche manipolatorie pensate e progettate da un potere assolutistico, e influenzata inoltre dall’opinione pubblica oggi serva e al soldo dell’autorità dominante, non è una società civile e democratica.

Una società nella quale la maggioranza degli intellettuali del nostro Paese sono a libro paga di un “vile affarista (sic!) e di un potere politico e mediatico spietato, e dove pochi si ergono a difensori di una democrazia oggi quasi inesistente e di quella “libertà” che noi tutti cerchiamo e aspiriamo “ch’è sì cara, / come sa chi per lei vita rifiuta”, non è una società civile, intellettualmente poetica e colta. 

È col nostro dissenso e con tutta la nostra intelligenza, col nostro entusiasmo e con la nostra forza, sostenute da un forte e critico pensiero attivo sull’attuale presente, vista l’ormai diffusa irritazione e la probabile imminente insurrezione collettiva, lucidamente affermata da tutto il popolo in nome di quel celebre ‘libero pensiero’ oggigiorno tanto disprezzato e visibilmente osteggiato in modo violento da questa odierna turma prevaricatrice di iniqui al potere, che noi anime belle dovremmo organizzarci e rivoltarci per contrastare ed estirpare dalla nostra vita questo cancro che ci avvinghia, questo deleterio status quo dominante che ci reprime esordendo con un grido collettivo popolare di allarme in direzione di un mondo afasico ma sconvolto mediante una focosa e passionale RIBELLIONE, una spirituale e intellettuale RIVOLUZIONE, e un’umana, sociale, culturale e politica RICOSTRUZIONE nazionale e internazionale: per una renovatio mundi, per un nuovo umanesimo.   

Tuttavia, non voglio pensare e credere che l’essere umano sia un’entità maligna come vogliono farci credere gli esamini dagli istinti belluini, le anime perdute circondantici, ma, al contrario, il risultato di un Amore incondizionato e disinteressato creato oltre la materia e la forma: l’esser-ci è il portato, lo spirito creante in divenire e diveniente, il seme proiettato nell’infinito, oltre l’infinito delle singole coscienze. L’essere umano è e converso Natura all’interno della stessa Natura, acqua salata e dolce, roccia granitica che forma, sabbia chiara e oscura dei litorali, ogni finissimo suo granello che risplende. È un piccolo pesce dirigentesi verso il liquido orizzonte, oltre; ogni insetto e ogni fiore colorato sbocciante sulla Terra dolce e amara; un solitario e spavaldo pettirosso vibrante fra i dardi dell’umano pensiero; una goccia d’acqua cristallina, un lento ghiacciaio in movimento, una folata di vento improvvisa fra le numerose estensioni; ogni albero e ogni sassolino traccianti un sentiero; ogni pianura, ogni valle e ogni montagna. L’uomo è anche aria che ognuno di noi respira, una delicatissima nuvola viaggiante dalle insolite e misteriose visioni, dagli arcaici messaggi, il bel cielo di un azzurro saturo origine del mare e dei profondi oceani; ogni colore salutante ogni nuovo giorno, il sole cocente, il bel vento e lo sguardo luminoso della luna; una lacrima di pioggia su un volto offeso, e ogni elemento libero all’interno di ogni presenza o forma divina pensata. È ogni stringa vitale che vibra in armonia sul dorso di un’altura, assieme alle altre stringhe vitali danzanti del cosmo nel cosmo, intorno. L’Esser-ci (Dasein) è spirito, amore, forma formante, confine, luogo, tempo e spazio, rifugio umano per ogni esistenza diveniente fra le belle stelle, alte e luminose. Ergo, l’iniquo non è tra di noi e neanche dentro di noi, ma in un non-luogo, fuori dalle nostre stesse coscienze smarrite e turbate: esso è il regno della cecità bianca, il mal bianco, l’illogico abisso nichilistico; è la vita passiva, la perdita di ogni senso di verità e valore, l’assenza di pietà e di compassione verso il prossimo e verso ogni elemento della Natura, l’indifferenza e l’apatia. L’iniquità è la manifestazione di totale alienazione, la rassegnazione, il pensiero calcolante e gelido. Inversamente, l’Esser-ci è il regno della palingenesi, dell’autenticità, della rinascita spirituale e materiale, dell’autocritica; è il regno delle nuove forme e di un nuovo contenuto: un nuovo linguaggio umano, poetico ed epifanico, il ponte per un nuovo e umano futuro.

Foto: Idee&Azione

23 febbraio 2022