Un’Europa “socialista” nel senso spengleriano

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di Carlos X. Blanco

Abbiamo nell’opera di Oswald Spengler, Prussianesimo e Socialismo [Preußentum und Sozialismus, 1919], una descrizione molto precisa di quale sarebbe un socialismo (non marxista) appropriato per frenare la caduta dell’Europa. Una caduta che oggi, a distanza di un secolo, sembra inarrestabile e letale. Estraiamo queste citazioni dalla sezione 8 all’interno della parte dedicata alla “Rivoluzione”. Nei paragrafi estratti possiamo apprezzare la visione ampia della Storia, delle culture e delle civiltà all’interno della quale si inquadra il socialismo, come tappa necessaria per un’Europa che invecchia.

Sechstausend Jahre höherer Menschengeschichte liegen vor uns.

Aus der Masse, die sich über den ganzen Planeten verbreitet hat, sondert sich, Geschichte im tiefern Sinne, das Schauspiel und Schicksal der großen Kulturen ab. Sie liegen vor dem Auge des Betrachters als Formenwelten von gleichartigem Bau, mächtiges Seelentum, das sichtbare Gestalt gewinnt, innerstes Geheimnis, das sich in lebendig fortschreitender Wirklichkeit ausdrückt.

Seimila anni di storia umana superiore ci aspettano.

Dalla massa che si è diffusa in tutto il pianeta si separa, la storia nel senso più profondo, il dramma e il destino delle grandi culture. Si trovano davanti all’occhio di chi guarda come mondi di forme di struttura simile, anime potenti che assumono forma visibile, segreti più intimi che si esprimono in una realtà viva e progressiva.

Questa è la Storia delle civiltà, forme di vita superiore, forme che dobbiamo vedere come “costruzioni” [als Formenwelten von gleichartigem Bau] che organizzano un mondo proprio, che si oggettivano come espressioni dell’anima umana collettiva. Ma non sono costruzioni morte finché in esse non è iniziato il declino [Untergang], ma piuttosto una realtà viva, che avanza [lebendig fortschreitender Wirklichkeit]. La Storia delle civiltà avanza come per fare dei passi avanti, “tirarne fuori” le possibilità, fino a che cominciano a esaurirsi.

Ein unveränderliches Ethos wirkt in ihnen. Es prägt nicht nur je eine ganz bestimmte Art von Glauben, Denken, Fühlen, Tun, von Staat, Kunst und Lebensordnung, sondern auch einen antiken, indischen, chinesischen, abendländischen Typus »Mensch« von vollkommen eigner Haltung des Leibes und der Seele, einheitlich in Instinkt und Bewußtsein, Rasse in geistigem Sinne, aus.

Un ethos immutabile agisce in loro. Forma non solo un tipo molto specifico di credenza, pensiero, sentimento, azione, stato, arte e ordine di vita, ma anche un tipo di antico “essere umano” indiano, cinese e occidentale con un atteggiamento completamente unico nel corpo e nell’anima , uniforme nell’istinto e nella coscienza, razza in senso spirituale.

La Storia di quelle civiltà che percorrono le loro possibilità lancia allo sguardo attento vari tipi di uomini. L’uomo, nella sua genericità biologica, è molto simile, ma vi è una diversità di lignaggi, molti tipi di “razza spirituale” [Rasse in geistigem Sinne]. Le volgarità del nazionalsocialismo sulle razze biologiche di solito non si trovano in Spengler. Il suo approccio è storico, non riduzionista nel senso dato dal materialismo biologico. Le razze della biologia, il “sangue”, ecc. sono componenti materiali della storia, non forme. Le forme o tipi umani sono un composto somatopsichico, ed è proprio il lato psichico (il modo di pensare, di credere, di sentire) che è segnato dalla storia e plasma gli uomini e arriva ad esprimere esternamente: viso, corpo, gesti, ritmi…

Jedes dieser Gebilde ist in sich selbst vollendet und unabhängig. Historische Einwirkungen, über deren dichtem Gewebe die landläufige Geschichtsschreibung alles andre vergißt, haften am Äußerlichsten; innerlich bleiben Kulturen, was sie sind. So blühen sie am Nil und Euphrat, Ganges, Hoangho und ägäischen Meer, in der semitischen Wüste und der nordischen stromreichen Ebene auf, die Menschen ihrer Landschaft zu Völkern heranzüchtend, die nicht Schöpfer, sondern Schöpfungen dieser Kulturen sind, untereinander an Geist und Sinn verschieden und sich leidenschaftlich widerstrebend: Dorer und Jonier, Hellenen und Etrusko-Römer – die Völker der altchinesischen Welt – Germanen und Romanen, Deutsche und Engländer, nach außen aber und einer fremden Kultur gegenüber sofort als Einheit wirkend: der antike, der chinesische, der abendländische Mensch.

Ognuna di queste strutture è di per sé completa e indipendente. Le influenze storiche, sul cui fitto tessuto la storiografia comune dimentica tutto il resto, aderiscono alle più esterne; internamente, le culture rimangono ciò che sono. Così fioriscono lungo il Nilo e l’Eufrate, il Gange, l’Hoang-ho e il Mar Egeo, nel deserto semitico e nella pianura fluviale nordica, generando le persone dei rispettivi paesaggi in popoli che non sono creatori ma creazioni. queste culture [zu Völkern heranzüchtend, die nicht Schöpfer, sondern Schöpfungen dieser Kulturen sind], diversi tra loro per spirito e significato e appassionatamente contrapposti: Dori e Ioni, Elleni ed Etrusco-Romani – i popoli dell’antico mondo cinese – Teutoni e Romani, Tedeschi e Inglesi, ma appaiono subito come una cosa sola al mondo esterno e una cultura straniera: l’antico, il cinese, l’Occidente.

C’è un’opinione diffusa, dall’umanesimo moderno a Marx: “l’uomo è artefice della propria storia”. In Spengler, invece, gli uomini (sempre al plurale) sono il risultato, sono la creazione [Schöpfung], del paesaggio dal quale scaturiscono e di una diversa evoluzione. In tutte le città c’è l’arte, ma non c’è l’arte universale. L’arte ellenica, secondo Spengler, non ha nulla a che fare con gli aztechi, i cinesi o gli africani. È un’illusione credere che esistano categorie generali dell’azione e della cultura umana. La scienza araba non è scienza occidentale, né Maya. La religione dei neri africani non è la religione cristiana faustiana, e anche questa non ha nulla a che fare con il cristianesimo “antico”. Questo non è relativismo, è scegliere il protagonista della storia. Non è “l’uomo”, quell’astrazione che non ha volto, linguaggio, colore o corpo, ma la cultura che è oggetto della Storia, e le culture umane sono tante. Producono tipi di uomini molto diversi tra loro.

Eine Idee ruht in der Tiefe jeder Kultur, die sich in bedeutungsschweren Urworten ankündet: das Tao und Li der Chinesen, der Logos und das »Seiende« der apollinische Griechen, Wille, Kraft, Raum in den Sprachen des faustischen Menschen, der sich vor allen andern durch seinen unersättlichen Willen nach Unendlichkeit auszeichnet, der mit dem Fernrohr die Dimensionen des Weltraums, mit Schienen und Drähten die der Erdoberfläche besiegt, mit seinen Maschinen die Natur, mit seinem historischen Denken die Vergangenheit, die er seinem eignen Dasein als »Weltgeschichte« einordnet, mit seinen Fernwaffen den ganzen Planeten samt den Resten aller älteren Kulturen unterwirft, denen er heute seine eignen Daseinsformen aufzwingt – wie lange?

Nel profondo di ogni cultura c’è un’idea che si annuncia con parole originali piene di significato: il Tao e il Li dei Cinesi, il Logos e l’”Essere” dei Greci apollinei, la volontà, il potere, lo spazio nel linguaggio dell’uomo faustiano, che si distingue sopra tutti gli altri per la sua insaziabile volontà all’infinito, che conquista le dimensioni dello spazio con il cannocchiale, quelle della superficie terrestre con rotaie e fili, con le sue macchine conquista la natura, con il suo pensiero storico conquista il passato, che classifica la propria stessa esistenza come “storia del mondo”, con le sue armi a distanza soggioga l’intero pianeta insieme ai resti di tutte le culture più antiche, a cui ora impone le proprie forme di esistenza. …Per quanto?

Le culture nascono con queste Idee assiali, con “parole primordiali” [in bedeutungsschweren Urworten ankündet], sature, piene di significati. Il dispiegamento ermeneutico che deve essere fatto davanti a loro (si pensi all’essere degli Elleni) è un intero programma metafisico ed è il fondamento di un’intera civiltà. Ma Spengler vede, come fece Heidegger, che la metafisica del nostro tempo è Tecnica. Non la tecnica volgare per risolvere i problemi nutrizionali, di pratica domestica, che l’”uomo generico” possiede sempre dal momento in cui non è più un semplice primate, ma la tecnica come progetto di dominio al servizio di uno specifico (unico e irripetibile ) tipo di anima. Nell’anima faustiana la tecnica è la volontà di potenza, la metafisica del dominio. L’europeo è il tipo di uomo che è nato intorno all’anno 1000, secondo Spengler, anche se prematuramente lo troviamo già nel Gotico asturiano della Riconquista spagnola dal 722. Contrariamente a molte prove che indicano che l’Europa era davvero già nata in Grecia antica, il filosofo del socialismo prussiano fa risalire la nascita di questo tipo di umanità più tardi, nel medioevo. Un medioevo che non è il millennio esclusivamente contemplativo, ma il millennio di un dinamismo e di un desiderio di infinito sconosciuti in altre culture e che giunge al suicidio di civiltà di oggi. Sia nel frate scolastico che diede vita alla scienza fisico-matematica, sia nel frate scolastico che diede origine alle scienze fisico-matematiche, sia nel crociato franco-germanico o nel cavaliere asturiano che allargava gli orizzonti con un colpo di spada e apriva le mura a un’Europa fino ad allora costretta, noi già troviamo quell’insaziabile sete di infinito.[seinen unersättlichen Willen nach Unendlichkeit].

Denn zuletzt, nach einer abgemessenen Reihe von Jahrhunderten, verwandelt sich jede Kultur in Zivilisation. Was lebendig war, wird starr und kalt. Innere Weiten, Seelenräume werden ersetzt durch Ausdehnung im körperhaft Wirklichen, das Leben im Sinne des Meisters Eckart wird zum Leben im Sinne der Nationalökonomie, Gewalt der Ideen wird Imperialismus. Letzte, sehr irdische Ideale breiten sich aus, reife Stimmungen mit der vollen Erfahrung des Alters: von Sokrates, Laotse, Rousseau, Buddha an wendet der Weg sich jedesmal abwärts. Sie sind alle innerlich verwandt, ohne echte Metaphysik, Wortführer praktischer abschließender Weltanschauung und Lebenshaltung, für die wir umfassende Namen wie Buddhismus, Stoizismus, Sozialismus besitzen.]

Perché alla fine, dopo un misurato susseguirsi di secoli, ogni cultura diventa una civiltà. Ciò che era vivo diventa rigido e freddo. Le estensioni interiori, gli spazi dell’anima sono sostituiti dall’espansione nel reale fisico, la vita nel senso del maestro Eckart diventa vita nel senso dell’economia politica [Nationalökonomie], la violenza delle idee diventa imperialismo. Infine, si diffondono gli ideali molto terreni, gli stati d’animo maturi con la piena esperienza dell’età: da Socrate, Laotse, Rousseau, Buddha in poi, il sentiero è sempre più in declino. Tutti loro sono collegati internamente, senza una vera metafisica, sono portavoce di una visione del mondo e di un atteggiamento nei confronti della vita pratici e conclusivi, per i quali abbiamo nomi completi come Buddismo, Stoicismo o Socialismo.

Siamo in quella fase, in quella dell’imperialismo o del socialismo. Entrambe le realtà non si escludono a vicenda. È la fase del declino, dell’autunno di una cultura che conosce già i primi freddi, che anticipa un inverno e una morte [Was lebendig war, wird starr und kalt].

Un’Europa che non crede più ai suoi valori, che si lascia invadere, per l’ennesima volta dal 1945. I bolscevichi e gli yankee, essi stessi soldati di cento razze diverse, furono in realtà portatori di ideologie, non erano popoli. Gli imperi sovietico e yankee erano imperi ideologici, cioè antieuropei, nemici dell’anima faustiana, opposti metafisici a quella civiltà che ancora oggi, negli angoli oscuri di un’Europa rapita, rifiuta di morire. Le nuove invasioni, di cui è quasi vietato parlare, sono evitabili se c’è la volontà di continuare ad esistere. Basta riconoscere che sono imposti. Basta percepire che non sempre le persone che vengono non invitate sono colpevoli del crimine commesso, violando i confini che esistono affinché le leggi siano rispettate (dimentichiamo che questi crimini vengono commessi ogni giorno alle frontiere europee, via terra, mare e aria). No, non sono le persone che vengono senza doverlo fare ad essere colpevoli, ma le mafie e i disegni delle potenze finanziarie straniere, poteri apolidi in realtà. Poteri che giocano con la vita di queste persone, trasformandole in bambole e armi telecomandate. Gli uomini si sono trasformati in bombe: potrebbe esserci qualcosa di più triste e di più alienante?

In Prussianesimo e Socialismo troviamo l’affermazione che potrebbe esserci solo, nel XX secolo, un socialismo. Non il socialismo marxista o anarchico, ma il socialismo autoritario della disciplina e del dovere. Quel socialismo di disciplina e dovere è stato trasferito dalla Prussia alla Cina, dove Confucio, Lao Tzu, Mao e Den Xiaoping si stringono la mano. Un nazionalsocialismo, cioè a misura dell’anima di un popolo. Perché l’Europa possa essere un blocco e non un campo di invasioni e di battaglie, che è ciò a cui ci dirigiamo con l’inerzia, non c’è altro rimedio che diventare qualcosa come un impero, e un impero “socialista”. Disciplina, non lamentele per invocare sempre più nuovi diritti. Autorità, e non la dittatura delle élites del denaro e delle minoranze che si spacciano per vittime ma che invece sono esse a calpestare e dominare. Gerarchia, ma non quella del denaro ma dei meriti e dei servizi alla comunità. Duro lavoro e fatica, giustizia militare e sociale… senza principi come questi, l’Europa non può farsi strada come stanno facendo la Cina e, in parte, la Russia. Socialismo e non demoliberismo.

Traduzione a cura di Alessandro Napoli

Foto: Idee&Azione

13 marzo 2022