Vertice della SCO a Samarcanda: guerra per la sovranità semantica

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di Redazione di Katehon

La potenza materiale del sistema imperialista atlantista non è il fattore primario che ha assicurato un lungo periodo di dominio del momento unipolare sull’arena politica mondiale. La chiave della sua egemonia è innanzitutto l’apparato totalizzante della “Grande Logica”, nato proprio all’interno della civiltà dell’Europa occidentale, che ha nel suo arsenale traiettorie filosofiche tracciate dalle menti di Platone, Aristotele, Hegel, Fichte , Kant, Husserl e molti altri pensatori. Questo kit di strumenti intellettuali integrali ha attraversato l’intera storia dell’essere, in diverse fasi mettendo in moto sia i suoi flussi ascendenti che discendenti. Paradossalmente, le idee dello “Stato” di Platone, il superuomo di Nietzsche, la dottrina della scuola fenomenologica da Aristotele a Heidegger non ispirarono solo la coscienza eroica, ma divennero anche fucina di interpretazioni liberali, dando origine, per effetto di specifiche rifrazioni e interpretazioni stravaganti, a costrutti neri di distopie tecnocratiche, regni dell’intelligenza artificiale, transumanesimo, realismo speculativo e ontologia orientata agli oggetti.

Nonostante la povertà antropologica e la distruttività dei moderni successori della “Grande Logica”, la sua eredità, anche se applicata ai livelli inferiori della realtà, consente comunque di proporre un sistema completo di interpretazioni e modelli assiologici che si inseriscono in un contesto relativamente coerente i concetti di base nel dominio di definizione dei quali sono collocati i membri di una società globale standardizzata su uno schema unipolare.

Sulla base di ciò, il compito fondamentale dell’Organizzazione di Shanghai, della Russia e dei suoi partner per raggiungere veramente gli obiettivi di multipolarità, dichiarati dal leader russo Vladimir Putin il primo giorno del Summit dell’organizzazione iniziata a Samarcanda, è quello di ottenere fuori dal campo semantico, nella cui cornice è avvenuta la formazione, l’ascesa e la caduta del progetto occidentale.

Nel suo significato, ciò impone la necessità di escludere completamente l’affidamento al fondamento di valore di un avversario geopolitico, poiché la fonte stessa dell’inimicizia è dovuta alla radicale alterità non solo della civiltà, ma anche, più in generale, alla missione escatologica di un mondo multipolare, la cui pietra angolare è l’Heartland eurasiatico.

Oggi si può parlare solo di osservanza esterna e formale delle condizioni per la creazione di una coalizione antiliberale globale sulla base della SCO. Almeno tutti i “cinque re” [1], indicati dall’ideologo atlantista Bernard-Henri Levy come i principali nemici dell’impero globalista di Washington, sono riuniti sotto gli auspici dell’organizzazione. Queste sono, ovviamente, la Russia e la Cina, che originariamente ne facevano parte; Iran, che ha ricevuto status di membro a pieno titolo, che è diventato l’evento centrale del vertice di Samarcanda, così come la Turchia come partner di dialogo della SCO, il cui presidente Recep Tayyip Erdogan è arrivato in Uzbekistan, e persino (nella lista di BHL) l’Arabia Saudita, che è in attesa di ricevere uno status simile ad Ankara. La procedura per l’ammissione a pieno titolo dovrebbe essere avviata nei confronti di un altro osservatore, la Bielorussia: nel prossimo futuro, la repubblica diventerà il decimo membro dell’organizzazione. Inoltre, come previsto, Egitto e Qatar riceveranno lo status di partner di dialogo, mentre Bahrain e Maldive ne diventeranno candidati.

Un’agenda attiva è anche schierata a margine dell’evento principale. Solo nell’ambito del programma ufficiale dal giorno del suo arrivo, il primissimo giorno, Vladimir Putin ha tenuto 7 sessioni negoziali in vari formati con i leader dei paesi partecipanti, in particolare il presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev (durante il quale un dichiarazione su un partenariato strategico globale), il presidente del Kirghizistan Sadyr Japarov, il presidente del Turkmenistan Serdar Berdimuhamedov, il presidente dell’Iran Ibrahim Raisi, il Primo Ministro del Pakistan Shahbaz Sharif, il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, oltre a una breve conversazione “in piedi” con il leader turco Recep Tayyip Erdogan.

Tutto quanto sopra, ovviamente, può essere definito una degna e fiduciosa continuazione del percorso verso il realismo politico, che è tradizionalmente diventato il lato forte di Mosca nella costruzione di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con i partner internazionali negli ultimi decenni. Tuttavia, questo stato di cose appare chiaramente insufficiente nelle condizioni attuali, che preannunciano l’inizio di una vera e propria guerra mondiale, che richiede il consolidamento degli alleati nel campo multipolare già a livello ontologico.

La mancanza di comprensione della gravità di questo problema è evidenziata almeno dal contenuto dell’articolo di benvenuto, scritto dal Presidente della Presidenza della SCO dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev “Dialogo e cooperazione in un mondo interconnesso”. In esso, pur affermando la “rottura storica” che è arrivata, l’autore cerca immediatamente di fare un passo indietro, postulando la necessità di “riportare l’economia mondiale al suo precedente corso di sviluppo e ripristinare le catene di approvvigionamento globali” ed esprimendo la speranza per la scomparsa più rapida delle tensioni geopolitiche. Intanto, come con grande evidenza, l’accesso al finale semantico è possibile solo con un colpo decisivo a tutti i punti chiave delle narrazioni e delle costruzioni logiche dell’episteme liberale, in primo luogo all’interno dello stesso spazio eurasiatico, che, come si vede, è stato totalmente catturato da tutti i tipi di discorso materialistico e antiescatologico occidentale.

Sembra che per acquisire la forma della SCO che corrisponda agli obiettivi dell’organizzazione e alla volontà dei popoli rappresentati dalle loro élites, sia necessario un lavoro attento per ripulire il glossario politico dei partecipanti dal predominio dei cliché liberali e codici ideologici del globalismo come “agende climatiche”, “sviluppo sostenibile”, “indicatori del PIL”, “benefici umani comuni”, ecc., nonché il passaggio dal realismo a un nuovo idealismo politico, che potrebbe essere un passo importante verso un provvidenziale epilogo della storia del mondo.

Note:

[1] L’impero ei cinque re: l’abdicazione dell’America e il destino del mondo

Traduzione a cura di Alessandro Napoli 

Foto: Katehon.com

19 settembre 2022

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