Visioni, aforismi e Idee guerriere per il Soggetto Radicale

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di René-Henri Manusardi

Coscienza e incoscienza del Soggetto Radicale

Oggi, nell’attuale crollo verticale e residuale della nostra civiltà, è privilegiato solo chi per motivi esistenziali – i più disparati –, ha vissuto moralmente e spiritualmente la sua vita in modo continuo e costante nel luce/ombra esistenziale della “Trincea” e della “Prima Linea”. Ed ora può vivere in piedi in mezzo a un mondo di rovine, in modo consapevole, in piena coscienza e fornito anche di quell’incoscienza del presente tipica dei fanciulli, per mezzo del quale è rimasto giovane dentro e senza la paura di perdere i propri beni materiali.

La Stirpe

Oggi si sta perdendo sempre più velocemente la memoria storica delle proprie origini. Purtroppo, la maggior parte degli Italiani non riescono ad andare, in memoria familiare, oltre i propri nonni. Questo rappresenta un gravissimo danno culturale e storico a cui abbiamo tutti il dovere di rimediare, ed è frutto della logica mondialista/globalista che, come ci insegna il sociologo Zygmunt Bauman, vuole trasformare la società delle famiglie nella massa degli individui consumatori, a cui spillare i soldi fino a che ne hanno e a cui proporre l’eutanasia per motivi economici quando diverranno un peso passivo per la società. Eppure, come ci insegna Codreanu, la Stirpe ossia l’insieme delle famiglie, dei clan, delle tribù, dei corpi intermedi e dei popoli che sono la base etnostorica della propria Terra, la Terra dei Padri, la Patria, das Vaterland, rappresentano sia le radici sia il futuro di una Europa dei Popoli e delle Patrie che possa considerarsi veramente libera e non sottomessa al potere economico delle multinazionali e della finanza mondiale. Lottiamo quindi come leoni per la Stirpe, lottiamo per la Patria Europa, lottiamo per le nostre libertà.

Il denaro

Il denaro non va odiato, bisogna però averne sempre il disprezzo aryo del milite, del soldato politico. Si dice che “Pecunia non olet” ossia che il denaro non ha odore, ma molti di noi ne hanno sempre sentito la terribile puzza, quella di imbrigliare il genio umano con le sue opere in una banconota, il fetore di chiudere i tesori delle famiglie e delle Stirpi nella virtualità delle banche, il mortale odore di bruciare nel brutale e disonesto gioco delle Borsa il sacrosanto tesoro dei popoli, delle nazioni e degli stati. Il denaro deve avere una funzione sociale e deve essere legato alla capacità di creare ricchezza per tutti, chi con le sue ore di lavoro, chi con le sue capacità e il suo ingegno, chi con la sapienza di organizzare una economia a misura d’uomo. Esistono legittime disuguaglianze sociali date dalla differenza di intelligenza e di abilità, ma esistono anche delle ingiuste disuguaglianze sociali date dall’egoismo e dalla sopraffazione proprie di un capitalismo selvaggio. Dobbiamo proporre progetti civici e politici a favore dell’azionariato aziendale, per un sistema aziendale in cui il centro sia l’uomo e non il profitto, per un Senato corporativo e per uno Stato che sia garante della giusta socializzazione della grande Impresa, senza trasformarsi in uno Stato affetto da dirigismo socialista ma in grado di tutelare la proprietà privata familiare come punto di equilibrio, di forza e di antagonismo all’attuale marxismo-leninismo statalista capitalista cinese e all’esasperato neo liberismo capitalista occidentale. Ancora nulla è perduto…

Imparare dai Volontari dell’Onore

Mio padre Italo era un uomo schietto. Soprattutto quando raccontava i motivi della sua scelta di volontario minorenne a favore della RSI, lo faceva in modo estremamente sincero. Riporto qui in chiaro i motivi della sua scelta che mi impressionarono fortemente fin dalla mia primissima adolescenza, quando da incosciente balilla per educazione familiare, mi affacciavo al mondo della politica extraparlamentare con la voglia di fare la Rivoluzione e di cambiare il mondo come tanti altri giovani degli anni ‘70. Ecco le parole di mio Padre: “Pur sapendo che la Guerra era persa e che molti di noi non sarebbero mai più tornati, noi andammo a combattere per difendere l’Italia, contro il capitalismo americano e contro la plutocrazia ossia l’alta finanza internazionale. Nella speranza di stare sempre al fronte a combattere contro i nemici e a non dover rivolgere le nostre armi contro altri italiani in una guerra civile che noi tutti odiavamo!”.

I Buoni Samaritani

Molti di noi hanno bruciato parti importanti della loro vita giovanile nella estrema e totale generosità verso gli altri aiutandoli in mille modi e a più non posso, con coerenza nei confronti della propria Idea e del proprio Credo, esponendo più volte anche la loro vita per questi amici di lotta. Questa generosità, è stata poi mal ripagata nel momento del loro bisogno da un atteggiamento borghese, in quanto queste persone “bruciate dall’Idea”, rappresentavano motivo di vergogna e di imbarazzo nei confronti di chi intanto aveva voltato pagina facendo carriera professionale, accasandosi coi migliori partiti di famiglie benestanti o ricche, lucrando con la carriera politica o con l’inserimento politico e lucroso nelle società “partecipate”, dimenticando che così si stavano sporcando le mani col sangue dei loro caduti e dei reduci della terribile tempesta degli anni di piombo. Una mancanza di riconoscenza, questa, spesso accompagnata dall’isolamento più totale operato dallo stesso vecchio clan politico di appartenenza, incapace di comprendere le scelte umane estreme e i successivi ritorni alla vita normale dal fronte dell’anonimato, della galera, del viaggio spirituale, della clandestinità e che quindi ha finito per ghettizzare queste persone portandole in molti casi alla disperazione. Anch’io, confesso, sono stato fra questi “paria”, ho provato questa triste esperienza sulla mia pelle. Però, quando tutto sembrava perduto, la provvidenza di Dio non mi ha mai abbandonato e ho potuto sperimentare più volte l’esperienza di essere soccorso da un “Buon Samaritano”. E ringrazio il Cielo di questa esperienza, che mi ha fatto comprendere la Vita alla luce del mistero della misericordia e della compassione. Al netto quindi del gran numero di camerati e credenti, volatilizzati perchè indegno ai loro occhi, vi elenco qui in anonimato i miei 4 Buoni Samaritani che ringrazierò in eterno e che non hanno mai voluto nulla in contraccambio: Gaetano, un ex alcolista anonimo guarito dalla pratica dello Yoga; Beatrice, una testimone di Geova madre di quattro figli, con cui ho pregato in ospedale; Sergio, un Mussolini boys che ha combattuto a Bir el Gobi ed è finito prigioniero negli USA; L., un grande amico e camerata anni ’70, ex NAR. Mi ritengo quindi fortunato… Dio c’è!

Cantami o Diva del pelide Achille l’ira funesta

La rabbia, l’ira, ossia la collera è un vizio capitale che, se viene troppo slegato, ci porta lentamente alla morte spirituale e a quella fisica. Dobbiamo avere il coraggio di respingere la collera verso quella passione neutrale che la genera e che conosciamo come “istinto di sopravvivenza”. Fatto questo, dobbiamo incanalare questo istinto di sopravvivenza verso la virtù della fortezza e gestire questa forza attraverso la meditazione, la preghiera, le arti marziali, il lavoro pesante, lo sport, stancando il fisico, allenando la mente, vivendo nel silenzio dell’anima. Ce la possiamo fare, noi, eredi dello spirito dei Leoni di Berlino!

Essere Vandeani e Anarchistes de Droite

Non dobbiamo essere fondamentalisti, integralisti, dogmatici strictu senso o, peggio, fanatici. Mio padre, mi diceva sempre che più volte in guerra ebbe l’occasione di vedere i fanatici scappare già quando sentivano una mitragliata da lontano e che col loro fanatismo – da una parte e dall’altra – hanno reso la guerra civile un inutile mattatoio, perché erano sostanzialmente degli psichiatrici. Dobbiamo tuttavia reputarci “intransigenti”, come i Vandeani dell’Ancien Régime che tenacemente combatterono contro le colonne infernali della soldataglia rivoluzionaria per la propria libertà religiosa e civile. Dobbiamo ancor più essere quello che disse monsignor Francois Ducaud-Bourget a Luciano Buonocore, fondatore della Maggioranza Silenziosa, mentre durante la sua latitanza a Parigi aveva aiutato il monsignore a occupare la Chiesa di Saint-Nicolas-du-Chardonnet nel 1977: “Nous sommes des Anarchistes de Droite!”.

La Visione guerriera

La visione del mondo guerriera (Weltanschauung des Kriegers), presuppone la grande guerra santa interiore, la quotidiana battaglia contro i vizi capitali, senza la quale la piccola guerra santa esteriore sarà fallimentare ed esistenzialmente a forte rischio criminale. Senza il dominio di sé – che sia stoico, buddhista ossia con il solo ausilio delle proprie forze o cristiano con le proprie forze che attingono alla forza di Dio – non c’è il guerriero né il milite (che milita) ma il mercenario e il soldato (al soldo).

L’Élite guerriera

Far parte di un Élite guerriera, significa spesso scontrarsi quotidianamente contro i pusillanimi, lottare contro l’invidia della plebaglia e della borghesia nei confronti della nostra aristocrazia spirituale, forzare la morsa costante del signore dell’oro e dei suoi adepti che vogliono ridurci nella miseria totale. Bisogna far sì che lo spirito della trincea, l’awen della pugna e la forza della blitzkrieg non ci abbandonino mai. Dobbiamo aver la forza dall’Alto, dallo Spirito di Dio di restare nel centro della lotta e il desiderio indomabile di sparire nel cuore della mischia per volare verso il Cielo, dove cavalcheremo in eterno a fianco del Re della gloria, dei suoi angeli e delle valkyrie nei Campi Elisi verso l’Eden e la sala del Valhalla per il banchetto eterno…

Le Comunità Organiche di Destino

Consolidare i rapporti tra persone libere e ricostruire le relazioni sociali che si costituiscono in Comunità organiche di Destino di consimili ispirate al cameratismo, è l’unico futuro possibile per la grandezza di una nuova Europa Impero confederato.

Il sorriso del guerriero

Il sorriso e l’impassibilità si alternano nello spirito guerriero. Però solo nel sorriso ilare – che a volte, potrebbe giungere anche al ghigno sadico per eccesso di adrenalina –, appare il gusto per la lotta e la serenità nella battaglia, virtù tribali che dimostrano la piena maturità umana raggiunta nell’Arte della guerra e disorientano il nemico. I nostri Arditi cantavano in tal senso: “… sorridendo vo’ alla morte, pria d’andare al disonor …”.

L’aria sospesa prima della tempesta

L’aria sospesa prima della tempesta, prima della battaglia, dobbiamo imparare a respirarla immagazzinandola a pieni polmoni, perché solo così l’elettro guerriero che è in noi, l’awen del bardo, il furor bellicus possono farci “passare oltre” e così combattere dal territorio della Terra di Mezzo, dove vedendo i movimenti del nemico al rallentatore, saremo in grado di batterlo anticipando i suoi movimenti e i suoi attacchi durante la pugna.

La miglior difesa è l’attacco

Nella vita la miglior difesa è l’attacco, la miglior tattica è l’inseguimento mimetico, la miglior strategia è l’accerchiamento silenzioso, la miglior padronanza del nemico o dei finti amici è la simulazione. Sii occulto nel non dare respiro a chi ti sta al fianco, mettilo alla prova con astuzia e dissimulazione, fino a che avrai la certezza di avere al fianco non tanto un amico fidato ma un vero camerata, pronto a condividere la sorte con Te e pronto a dare la vita per Te come Tu la darai per lui. Solo così la vita non si trasformerà in tradimento e inganno.

Le radici spirituali della Stirpe

Guardare indietro nel passato le radici spirituali della Stirpe, per vivere nel presente la sua potenza atavica e proiettarla nel futuro alle generazioni che verranno. Questa è l’essenza, questa è la forza, questa è la visione del mondo castale degli indoeuropei: un mondo di sacerdoti, di guerrieri, di artigiani e contadini. Tre in Uno e Uno in Tre a somiglianza di Dio. Tutti per Uno e Uno per Tutti.

Il potere dell’attesa

L’attesa ci rende sovrumani, perché la pazienza genera gli dei. L’attesa forgia l’anima più di qualsiasi vittoria, perché nel silenzio dell’attesa che precede la tempesta il guerriero ingigantisce a dismisura, divenendo una cosa sola con la furia degli elementi e con lo sconvolgimento della natura. Quando tutto crolla egli è fermo, è nella pace e vola alto in mezzo al turbinio.

L’essenza dello spirito guerriero

Lo spirito guerriero Arya e quello del Bushido sono simili: una sommersa e profonda tenerezza nei confronti della natura, della bellezza, della dama e del cavaliere, sotto la pesante lorica delle avversità della vita che rende questi spiriti impassibili e spietati nel corso della lotta o del tradimento subito. Con una differenza: nello spirito Arya e nel suo simbolo ancestrale la Donna vale tanto quanto il suo Uomo, per questo l’attrazione sentimentale del loro substrato guerriero rimarrà sempre fatale al di là di ogni avversità e di ogni incomprensione. È la forza del destino.

Milizia

Milizia significa incarnare le verità eterne del Cielo, la visione multipolare del ritorno all’Europa Impero dei popoli confederati da Lisbona a Vladivostok. La Milizia è inderogabile missione spirituale, propaganda politica, insurrezione popolare. E questo nonostante incomprensioni, apparenti fallimenti, temporanee sconfitte, delusioni, abbandoni e carcere. Ma nella testarda tenacia di saper vivere e morire su questo fronte, su queste trincee a volte oscure e indecifrabili della società atomizzata e liquida, del grande reset, della fine della storia, del transumanesimo, decisi a combattere contro il nuovo ordine mondiale unipolare a trazione USA e NATO. Con Dio per la Terra dei Padri, i Popoli, l’Impero. Tenendo sempre a mente l’insegnamento del Vate: “Insorgere è Risorgere!”.

La Vittoria viene da Dio

L’uomo concede il braccio, Dio concede la vittoria.

La Vita

La Vita è un sogno vissuto nella realtà.

A Otto Skorzeny

Vivere pericolosamente con eroismo guerriero, con una reputazione immacolata, senza crimini di guerra sulla coscienza, senza aver praticato o avallato assurde pulizie etniche, sempre sul fronte delle retrovie nemiche, un sabotatore nato e un eccellente creatore di corpi speciali pluridecorato. Resta un esempio spirituale, politico e morale per tutti noi, una figura d’élite alla quale dovremmo ispirarci nella nostra azione metapolitica per la nuova Europa imperiale.

Il silenzio

Il silenzio è l’anima del mondo. Il silenzio è il buio della mente che accende la luce dell’anima.

Uomini in mezzo alle rovine

Essere Uomini in piedi in mezzo alle rovine significa gettare ogni giorno il cuore oltre l’ostacolo delle difficoltà dimentichi di sé.

Il cameratismo

Il cameratismo è l’anima profonda dell’Impero Europa: militanza, fratellanza del sangue, Comunità organica di destino, identità guerriera sovranazionale, multietnica e multipolare.

Il senso della morte

Nella vita, il senso della morte sembra sempre risvegliarci, stando in agguato dietro l’angolo, ma il nostro eroismo personale deve anticiparlo. Bisogna accettare pienamente questo senso di oscurità, finché sorella Morte infine appaia divenendo nostra compagna di viaggio. Non è un modo per esorcizzarla: solo morendo a noi stessi con Lei, giungiamo infine alla luce di quella Vita vera che ci aspetta e non finirà mai. Sui Campi Elisi…

Tenacia acciaio dell’anima

Essere tenaci anche quando tutto sembra essere perduto, è una conquista che ci innalza ad di sopra della massa e ci proietta nel regno del superuomo, umile e caparbio. Perché la tenacia è l’acciaio dell’anima che ci porta sempre fuori dalle vicende più ostili con la forza sovrumana della malleabilità, con la scaltrezza dell’adattamento strategico, con la rapidità di una puntata di spada al cuore. Essere tenaci è essere guerrieri.

Autostima, labirinto del proprio ego

L’autostima non è la giusta opinione di sé. L’autostima è il labirinto del proprio ego esaltato o umiliato dall’accomodante o spietato giudizio degli altri che ha fatto scattare in noi delle autodifese negative. L’autostima è una maschera con cui ci presentiamo agli altri e che ci porta all’illusione di essere ciò che non siamo. L’autostima è un cortocircuito che quando si abbassa alimenta solo il business delle bigpharma e degli psicoterapeuti lasciandoci spiaggiati. Torniamo alla realtà dell’umiltà che è verità e così conosceremo veramente noi stessi, con lo splendore della nostra luce e l’oscurità delle nostre tenebre interiori. Torniamo alla sana lotta contro i vizi capitali e saremo giunti a metà dell’opera della nostra realizzazione.

La Tradizione

La Tradizione non è soltanto un principio metafisico, ma soprattutto una realtà ontologica che procede da Dio e si incarna realmente nelle nostre membra. La Tradizione è il nostro Dasein, il nostro esser-ci nel mondo. La Tradizione siamo noi.

Le preoccupazioni

Viviamo senza preoccupazioni eccessive, poiché la tempesta non è la condizione abituale della vita umana. Dopo il temporale torna il sereno. La vita è fatta così.

Nella Terra di Mezzo

Quando gli Antichi, i Primordiali, privi di avidità vivevano nella proprietà comune della terra, angeli e uomini ancora si incontravano nella Terra di Mezzo ad imparare i misteri del cosmo e della natura, a lodare insieme il Padre creatore, nonostante l’Eden fosse ormai un miraggio lontano…

Il destino del guerriero

I guerrieri del popolo dei Franchi consideravano terribile sciagura un solo anno passato senza combattere una guerra. Ciò può sembrare assurdo, ma è proprio della natura guerriera arya l’essere inquieta nel momento in cui deve vivere quella stessa pace per cui ha tenacemente combattuto. È una logorante tensione, come quella del cane da caccia o del lupo predatore costretti a vivere in cattività all’interno di una gabbia. La natura guerriera è dunque una natura angelica, nata per volare sulle ali del combattimento, nella contraddizione perenne della guerra per la pace e della pace per una nuova guerra. Il senso vivo della morte per un guerriero e la familiarità con essa, non è dato dal rischio continuo di morire né dall’averla sempre davanti agli occhi e al fianco come compagna. Il senso della morte per un guerriero, ciò che lo rende agonizzante come un morto che cammina in mezzo ai vivi è la mancanza di azione, l’assenza di combattimento, l’impossibilità di vivere pericolosamente nella guerra continua. Il Guerriero è sempre pronto al sacrificio di sé stesso per la Stirpe, perché l’olocausto di sé è l’essenza del suo essere nel mondo.

Il duello della vita

La vita è un duello con sé stessi. Alla fine vincerà l’Eroe per il popolo, oppure il Nulla per la massa informe. La vita è un fiore che vien presto reciso.

Il guerriero impassibile

Il Guerriero può apparire dall’aura disumana. Tuttavia nelle sue profondità esiste un mondo ricco di emozioni e di sentimenti fortissimi, una visione del mondo incrollabile, una vocazione ad immolarsi per la causa comune “fur Gott, Kaiser und Vaterland”. Sono questi una somma di certezze e di sentimenti immortali che convivono col senso della morte e fuoriescono dalla sua anima guerriera come manifestazione di impassibilità feroce e luminosa, che lo rende terrificante agli occhi dei nemici e un mito vivente per i suoi amici di lotta.

Il coraggio

Il Coraggio non è dato dal piombo o dalla lama, ma da forza ed incoscienza nel buttarsi nella mischia. Gli ipocriti ostentano virtù e onore ma non amano il duello.

La visione imperiale da Evola a Dugin

Diciamoci la verità, a volte Aleksandr Dugin ci appare un personaggio inquietante: sia per l’aspetto; sia perché ce l’hanno descritto come il nuovo Rasputin; sia perché nel nostro animo percepiamo la sua intransigenza che non è mai fanatismo ma è l’instaurazione di un dialogo con le nostre menti, i nostri cuori e le nostre anime che ci spinge a una scelta che va oltre la nostra indolenza. La sua visione del mondo multipolare, fondata su una pragmatica tensione politica imperiale, trascende e completa la visione imperiale di Julius Evola e la rende universale, mettendo in condizione di alleanza spirituale e politica il mondo della Tradizione di ogni singolo Popolo dei cinque continenti con le sue strutture sociopolitiche ed economiche, per orientarlo verso un totale antagonismo e lotta contro l’egemonia totalitaria del liberalismo di Davos. A tal proposito, vale la pena di leggere quanto segue della sua dottrina imperiale, in quanto è la rappresentazione di idee concrete, che non possiamo che sposare in toto, perché sono state sempre le nostre idee, il nostro ideale basato sulla realtà della Tradizione dei Popoli contro l’omicidio liberale degli stessi Popoli, della loro Tradizione e della loro Storia:

“Attraverso la rinascita come impero, come impero ortodosso, la Russia costituirà un esempio per altri imperi: cinese, turco, persiano, arabo, indiano, nonché latinoamericano, africano… e europeo. Invece del dominio di un unico “impero” globalista del Grande Reset, il risveglio russo dovrebbe essere l’inizio di un’era di molti imperi, che riflette e incarna la ricchezza delle culture umane, delle tradizioni, delle religioni e dei sistemi di valori”. (Aleksandr Dugin)

Tra i Veda, il Buddha e il Messia è corta la Via

É l’ignoranza – sia intellettuale sia “sperimentale” – riguardo la spiritualità e le mistiche indovedica, buddhista e cristiana che vuole separare radicalmente queste realtà tra di loro, mettendole in antagonismo e non le legge invece in continuità e compimento. Una polemica, questa, alimentata dalle favole di Elena Blavatskj e di Miguel Serrano. Invece la viva esperienza sulla carne dei monaci, dei guerrieri e dei padri spirituali di queste religioni vitali, manifesta che “tra i Veda, il Buddha e il Messia è corta la Via…” e che la polemica che vede antagonisti teismo abramitico da una parte e politeismo indù e a-teismo buddhista dall’altra, nel campo dell’ascesi spirituale e della mistica non ha valore alcuno ed è frutto della propaganda massonica anticristiana del XIX e XX Secolo.

Elasticità della mente

L’elasticità mentale è una virtù che il guerriero impara nell’esperienza dell’azione. Il campo di battaglia è spesso un caleidoscopio in continua mutazione, credere quindi che un’azione interiore od esteriore possa correre su binari ben precisi e su decisioni irrevocabili porterà sicuramente a fallimenti, sconfitte, annientamento. Nel corso della lotta, bisogna quindi fidarsi dell’istinto animale presente in noi, affinarlo con l’intuito del momento ed agire lasciando da parte ogni logica, adattandosi momento per momento ai cambiamenti repentini come una goccia indistinta nella forte corrente di un fiume in rapida discesa.

Mimetismo tattico

Seguire le mosse del nemico in modo occulto e costante, il mimetismo tattico, è un esercizio di presenza a noi stessi che ci permette di non vivere nella dissipazione mentale, di acuire l’attenzione, di organizzare offensive mirate e controffensive a sorpresa. Il guerriero deve vivere in questa attenzione costante rivolta al nemico perché egli è nato per vivere nella lotta, nello scontro, nella mischia come condizione di vita permanente per conquistare la vittoria che non è mai la soluzione finale, ma solo un passo ulteriore verso l’instaurazione dell’Impero Europa in un mondo imperiale multipolare.

Focalizzare gli obiettivi

Non bisogna mai perdere di vista i propri obiettivi, lo esige la spiritualità guerriera, essi devono diventare una quieta ma altresì tenace ossessione permanente, fino a che il risultato strategico non venga raggiunto. In guerra non si può essere nel limbo mentale neanche per una frazione di secondo, ma necessita il convergere verso l’obiettivo da travolgere al pari di una freccia puntata verso il bersaglio, senza deflettere di un solo millimetro.

Il guerriero vive per l’azione

Il guerriero è sempre pronto all’azione e vive per l’azione, perché l’azione è parte della sua natura profonda ed è il modo in cui egli incarna l’Idea e realizza concretamente la sua visione del mondo. L’azione è fatta di piccole cose quotidiane a cui è necessario essere fedeli e di grandi cose che segnano e cambiano il corso della Storia. L’azione è lotta continua senza tregua, il cui sale e il cui segreto è il gusto di lottare fine a sé stesso, come i lupi che quando attaccano il gregge non si limitano a predare per sopravvivere ma sentono il richiamo del sangue e continuano il loro sterminio. “Dura lex” questa, ma non contraria all’onore almeno fino a che il nemico decide di arrendersi e solo allora l’onore del guerriero farà prevalere la pietas.

Lo scatto improvviso

Lo scatto improvviso in avanti con la sua imprevedibilità, disorienta il nemico sia in pace sia in guerra e lo mette in stato di subordinazione psicologica e di confusione mentale. L’acqua cheta è una strategia e una tattica spesso vincente e l’effetto diga dirompente, spazza via mesi o anni di trame psicologiche nei nostri confronti. La cosa più importante è agire come un fulmine nel momento in cui il nemico ci crede più deboli e soggiogati.

Il sacrificio del guerriero

Il sacrificio quotidiano del guerriero è lontano anni luce da qualsiasi romanticismo. Polvere, sudore, difficoltà, incomprensioni, mancanza di realismo da parte dei vertici, comandi senza senso, veder cadere i propri amici come mosche sotto il fuoco nemico e a volte amico, seppellire il proprio passato e i propri morti nella frenesia di un’azione spesso senza senso e senza uscita assaporando l’amarezza della morte, il suo olezzo e molto altro. Tutto questo però fa morire l’uomo imborghesito coi suoi egocentrismo, narcisismo, egoismo, attaccamento al proprio giudizio. E da questa macerazione, da questa uva pigiata violentemente dalle avversità, solo da lì, dalla morte del vecchio uomo nasce il vero leone, il vero lupo, la vera aquila che fanno del guerriero un essere immortale pur nella fragilità del suo corpo mortale.

La determinazione del branco guerriero

La determinazione al combattimento del guerriero, si manifesta soprattutto come una virtù di squadra, quando si “sente” di appartenere come veri camerati ad una fratellanza del sangue vissuta come comunità organica di destino. La vittoria tattica sul campo, in molti casi dipende dal gusto feroce per la lotta, dal vivere in modo esclusivo per la guerra, dal sentirsi chiamati a vivere la mischia come condizione permanente dell’essere. Una lotta questa, vissuta nel branco guerriero, nell’alleanza comunitaria dei “consimili”, che saccheggia gli spazi del pensiero unico con l’arte, la spiritualità metapolitica e la cultura multipolare, promulgando così in questo modo uno “stato” di guerriglia psicologica permanente al nuovo ordine mondiale.

L’impassibilità

L’impassibilità è una virtù che deriva dal superamento positivo di grandi shock emotivi, sia nella piccola guerra santa – quella del fronte, sia nella grande guerra santa – quella dell’anima, di cui il bombardamento continuo di artiglieria o degli angeli del male, quale prova umanamente più terribile ci rende infine esseri duri, incoscienti del pericolo e inossidabili.

Il tipo umano delle Comunità organiche di destino

Liberi e indomiti come Nativi americani, Galli, Liguri, Normanni e Germani, guerrieri feroci come Achei e Spartani, combattenti strutturati e fedeli come i Romani. Questo deve essere il midollo spinale delle Comunità Organiche di Destino per il risveglio dell’Europa imperiale.

Ierogamia e amore borghese

A differenza dell’unione sacra, l’amore borghese moderno e postmoderno è il Nulla, nichilismo assoluto: niente sacralità, niente ierogamia, niente eroismo, niente eternità. Baudelaire, Proust, Wilde, Bukowski dissacratori inenarrabili. Potere e sottomissione, denaro e povertà, mutuo sfruttamento sensuale e sentimentale di coppia, basato sulla caduca temporalità, sull’egoismo di sentimenti vacui, interessati, fuggevoli, di lucro e interesse economico per una vita agiata, con la miope visione del “fin che va’ va’!” e poi si ricomincia. Una bomba a tempo questa che è iniziata così ed è arrivata fino alla giustificazione attuale della pedofilia. Dio ci assista.

Monito ai finti

Se davanti al dio denaro i vostri principi e i vostri valori vacillano, con la scusa del “primum vivere deinde philosophare” non siete degli arya, siete solo dei borghesi d’anima e dei criminali invasati dallo spirito del liberalismo, che continuate ad infettare la nostra Area metapolitica, non conoscendo neppure cosa sia il vero cameratismo. Andatevene coerentemente con i vostri amici di Davos, poiché è giunta la vostra ora e il cielo si oscura…

Fratellanza multipolare

Una fratellanza di sangue, sangue spirituale di tutte quelle etnie della Terra che conservano il DNA degli Arya, Aristos, Eroi indoeuropei, euroasiatici, pellerossa, africani, aborigeni, che combattono per un mondo multipolare contro il nuovo ordine mondiale.

La Donna

La donna è una pietra d’inciampo sentimentale tra due guerre esistenziali: la guerra per la vita e la guerra per la morte.

Il viaggio

Il Viaggio, è la pulsione irresistibile di quelle anime elette che vagano senza meta apparente, alla ricerca dell’eternità divina.

Et iterum venturus est cum gloria

Il Cristianesimo non è un insieme di precetti e di usanze che vanno difesi perché parte della Tradizione Europea. Il Cristianesimo è Gesù Re della gloria che chiama ognuno di noi personalmente a seguirlo, che chiama “Europa” alla conversione in vista del suo Ritorno e della Lotta finale contro il potere delle tenebre, contro i signori dell’oro e della menzogna. Cristo ci chiama dalla trincea alla gloria, per crucem ad lucem. “E di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà fine”. (Credo Niceno Costantinopolitano)

I ricordi

Tutti i ricordi, soprattutto i ricordi di gioventù, con le loro lotte, le loro speranze e i loro divertimenti, devono essere le radici che alimentano il nostro futuro, non un rimpianto continuo per qualcosa che si è perso, che si è goduto e ora non c’è più, perché il ricordo è osare il futuro: “Ricordati” di osare sempre! Memento Audere Semper!

Il Passaggio del Testimone

In qualsiasi ambito e in qualsiasi forma, dalle Arti Marziali alla Politica, il Passaggio del Testimone, resta la chiave per tramandare la viva Tradizione da maestro ad allievo e far sì che la Tradizione stessa continui ad essere l’anima del continente Europa. La più grande gloria di un maestro deve essere quella di vedere che il suo allievo l’ha superato. Ricorda: quando l’aquilotto ha imparato finalmente a volare è diventato egli stesso un’aquila, quindi lascialo volare al suo destino. Solo così sarà per sempre con Te!

I veri Uomini

Gli unici veri Uomini sono i guerrieri. Tutti gli altri sono solamente maschi: tranquilli, ossequienti, timorosi, parsimoniosi, pavidi.

Libertà suprema

La Libertà suprema degli Arya è donare la propria Vita in quotidiani atti di estremo Amore, senza pretendere mai nulla in cambio.

Foto: Idee&Azione

15 novembre 2022

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