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    Le armi spirituali del Soggetto Radicale [3]: L’immersione nel Sole di Mezzanotte e il Silenzio della mente

    Nel precedente secondo articolo riguardo le armi spirituali del Soggetto radicale, attraverso i criteri della Antropologia mistica, abbiamo descritto come il silenzio sia la porta, il vettore, nonché la Via maestra che introduce nella realtà sostanziale dell’anima/coscienza, consentendo così di poterla auto-sperimentare in modo progressivo e di fruirne come centro dell’essere umano, che deve stendere necessariamente il suo Imperium per sedare il perenne conflitto corpo/mente e raggiungere così la pace interiore.

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    Le armi spirituali del Soggetto Radicale [1]: la pratica del Silenzio interiore

    La tematica che riguarda la pratica del silenzio interiore, quale somma forma di ascesi, di purificazione e di perfezionamento spirituale, coi suoi correlati filosofici e teologici, è un argomento trattato dalla antropologia mistica nella globalità dei suoi aspetti teorici, metodologici, e tecnologici. L’importanza del silenzio come theoria e come praxis, tuttavia nella sua sostanza più profonda consiste nel fatto che esso è la porta d’accesso nell’anima umana, nel centro cosciente dell’essere umano.

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    San Michele, icona guerriera del Soggetto Radicale

    Se, da un punto di vista fenomenologico, osserviamo ciò che accomuna la figura di San Michele arcangelo a quella del Soggetto Radicale, indubbiamente raggiungiamo la conclusione che esso sia data dal fenomeno dell’Insorgenza. Parliamo qui di insorgenza e non di insurrezione, la quale storicamente resta in molti casi un atto di ribellione dato da emergenze che non soddisfano più i bisogni primari o privano drasticamente e senza preavviso le libertà individuali e sociali, un fenomeno tipicamente di autodifesa sociale, circoscritto, locale, senza una vera guida ideologica e politica che sia in grado di trattare con le istituzioni o di rovesciarle.

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    Jules Verne e il suo Viaggio interiore nel Centro della Terra di Mezzo [6]

    «Jules, che nome nobile e antico, dal significato di consacrato a Giove! Piacere, io invece sono Joseph, Joseph Breme e il mio nome di origine ebraica significa che Dio mi deve far crescere!». In questo modo piuttosto originale, un eclettico filosofo attempato ma colmo di straordinaria vitalità, si presentò a Jules una mattina di primavera del 1896, durante un congresso scientifico organizzato dalla Acadèmie des sciences all’isolotto normanno di Mont Saint-Michel, sulla Manica.

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    Jules Verne e il suo Viaggio interiore nel Centro della Terra di Mezzo [5]

    Nel maggio del 1889, Jules tornava ancora una volta a Parigi, ospite della Exposition Universelle per presentare il suo nuovo libro dal titolo Il Castello dei Carpazi, con cui avrebbe entusiasmato i suoi numerosi lettori all’interno di un paesaggio vampiresco costellato da macchine futuristiche, viste come al solito nelle sue visioni, che preludevano tra l’altro l’invenzione del registratore e del microfono.

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    Jules Verne e il suo Viaggio interiore nel Centro della Terra di Mezzo [4]

    Da mesi, nella sua pacifica Amiens, Jules si dedicava con solerzia quotidiana alla pratica del silenzio, alternandola al duro lavoro di scrittore e traendone anche benefici in termini di vigore fisico e serenità mentale. Si accorse tuttavia che la pratica cristiana del silenzio benché sublime sotto molti aspetti, si era allontanata negli ultimi secoli da una attenzione verso il corpo, cosa che invece il nostro scrittore ritrovava nella lettura della Bibbia o nella storia del monachesimo antico. Scrisse di queste cose a fra Alberic che gli rispose subito, confermando la bontà delle sue vedute.

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    Jules Verne e il suo Viaggio interiore nel Centro della Terra di Mezzo [3]

    Quando Jules, di buon mattino da uno dei portoni laterali penetrò nella navata nord di Notre-Dame, sul cielo di Parigi si era alzato un tiepido sole novembrino e qualche abbozzata nuvola qua e là, ad indicare che presto o tardi anche in quel giorno il tempo avrebbe perso la sua vivacità e si sarebbe nuovamente mutato nel plumbeo piovoso autunno, caratteristico dell’Ile-de-France.

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    Jules Verne e il suo Viaggio interiore nel Centro della Terra di Mezzo [2]

    Jules Verne, piombò d’improvviso a Parigi come suo solito all’insaputa di tutti il 5 novembre 1886, viaggiando in anonimato, senza dover così sopportare l’insofferenza dei codazzi di gente curiosa, dei reporter che l’avrebbero subissato di domande e delle autorità parigine, le quali accoltolo in pompa magna non l’avrebbero poi esentato da un’infinità di inviti a manifestazioni pubbliche, inaugurazioni e noiosi ricevimenti. Uomo dal carattere schivo, Jules non amava soprattutto che la stampa parlasse del suo privato.

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    Jules Verne e il suo Viaggio interiore nel Centro della Terra di Mezzo [1]

    Queste povere righe testimoniano di un racconto fondato sulla precisione storica dell’epoca in cui esso è ambientato e su personaggi immaginari cercatori del Divino del XIX secolo, che ne velano altri realmente esistenti o esistiti nel XX e XXI secolo. Ispirato ad una visione multipolare, rispettosa delle diversità religiose e culturali dei vari popoli e delle multiformi etnie presenti sul pianeta Terra, questa narrazione, seppur limitata alle singole esperienze di dialogo interreligioso e interculturale vissute dall’autore del testo come pellegrino alla ricerca dell’Assoluto, resta comunque scevra da qualsivoglia sincretismo religioso.

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    Mischia guerriera e Soggetto Radicale

    Che cos’è il senso della vita per un Soggetto Radicale e quale visione ha della vita? Sappiamo che la sua visione del mondo, ossia la sua weltanschauung è volontà di potenza per vivere, combattere, morire e vincere nella direzione del grande risveglio della Tradizione, ossia una visione protesa a far rinascere la realtà dell’Ordine Divino nel mondo contro la putrefazione nichilista della Postmodernità.