Tag: linguaggio

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    Antifascismo, vero e falso

    Nel 1944 George Orwell chiese: «Perché non possiamo dare una definizione chiara e generalmente accettata di fascismo?». Indicando il crescente uso improprio della parola Fascismo da parte sia di destra che di sinistra, ha offerto il seguente consiglio: «Per ora tutto ciò che si può fare è usare la parola con un certo grado di discrezione e non, come si fa di solito, relegarlo al livello di una maledizione».

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    Vertice della SCO a Samarcanda: guerra per la sovranità semantica

    La potenza materiale del sistema imperialista atlantista non è il fattore primario che ha assicurato un lungo periodo di dominio del momento unipolare sull’arena politica mondiale. La chiave della sua egemonia è innanzitutto l’apparato totalizzante della “Grande Logica”, nato proprio all’interno della civiltà dell’Europa occidentale, che ha nel suo arsenale traiettorie filosofiche tracciate dalle menti di Platone, Aristotele, Hegel, Fichte , Kant, Husserl e molti altri pensatori.

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    L’Assemblea generale dell’ONU è pronta a dichiarare l’aborto un diritto umano

    L’Unione Europea, insieme all’amministrazione Biden, sta cercando di costringere l’Assemblea Generale ad adottare una risoluzione che rivendica l’aborto come diritto umano.
    I delegati sono nelle fasi finali di negoziazione di una risoluzione dell’Assemblea Generale che dichiara “l’accesso all’aborto sicuro” come una politica che i governi dovrebbero perseguire per “assicurare la promozione e la protezione dei diritti umani di tutte le donne e della loro salute sessuale e riproduttiva”.

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    Inclusione della “lingua”: cosa dobbiamo fare con la lingua “ucraina”?

    Ho voluto scrivere questo articolo subito dopo la lezione di Darya Dugina sulla “Metafisica della frontiera”, per discutere con lei la questione del suo atteggiamento nei confronti del principio del “togliere la lingua” – la possibilità e la necessità di appropriarsi della lingua ucraina durante l’Operazione Militare Speciale in Ucraina. Darya, in una conferenza al campo ESM, ha parlato da posizioni imperiali: non bisogna trascurare la lingua ucraina, non escluderla, ma includerla in un contesto imperiale.

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    La guerra semantica [2]

    Pronunciare parole può essere paragonato ad accendere un fuoco. Quando vengono dette, le cose e i concetti – che esistono a prescindere – appaiono nella mente, sono accanto a noi, possono essere designate e nominate. Ogni distinta parola denota per la stessa cosa una diversa caratteristica o una sua sfumatura. La guerra semantica, modificando quella percezione, diventa il pompiere del lessico.
    La ricchezza del linguaggio segue la ricchezza dell’essere.

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    La guerra semantica [1]

    La guerra semantica è la lotta per il significato delle parole. Chi possiede le parole- ovvero riesce ad
    attribuire a un termine (il significante) il significato che diventerà comunemente accettato e utilizzato- vince non solo la guerra delle parole, ma possiede il passato, determina il presente e orienta il futuro. L’ipertrofia delle immagini rende oggi più difficile contrastare i cambiamenti di significato (e non di rado di significante) di molte parole e concetti. L’ Homo videns (Giovanni Sartori) vive di immediatezza, di strumentalità, concepisce il linguaggio esclusivamente come mezzo e tende a non porsi domande.

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    La maledizione della teoria dei giochi: perché è nel vostro interesse uscire dalle regole del gioco

    La teoria dei giochi, la teoria matematica dei giochi di strategia, è stata sviluppata da John von Neumann in diverse fasi successive nel 1928 e nel 1940-41, secondo il suo libro “Theory of Games and Economic Behaviour” di cui è coautore con Oskar Morgenstern.
    Il punto cruciale della teoria è che il comportamento di un individuo sarà sempre motivato verso il raggiungimento di un risultato ottimale, che è determinato dall’interesse personale. Un presupposto è che i giocatori in un gioco del genere siano razionali, il che si traduce in “si sforzeranno di massimizzare i loro guadagni nel gioco”. In altre parole, si presume che siano motivati da interessi egoistici.

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    Cultura della cancellazione: totalitarismo invertito

    Confucio a chi gli domandava quale sarebbe stato il suo primo atto se fosse diventato primo ministro, rispose che avrebbe “corretto le denominazioni”. Se le denominazioni, cioè le parole, non sono corrette e non corrispondono alla realtà, il linguaggio diventa senza oggetto, per cui l’azione diventa impossibile.

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    Basta riduzionismo linguistico

    Non è questione di essere a favore o contro il vaccino. Pro vax o no vax. Basta con questo riduzionismo linguistico da quattro soldi! Il problema è più complesso.