L’Astro dei Magi

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di Cosmo Intini

La solennità dell’Epifania ci spinge a proporre alcune osservazioni di carattere “simbolico-scientifico”, le quali intendono contribuire innanzitutto al chiarimento di un evento evangelico che pare non aver trovato ancora, a tutt’oggi, una piena e soddisfacente comprensione: l’Astro dei Magi.

Tuttavia, ci sia concesso di auspicare parimenti il perseguimento di alcuni ulteriori obiettivi.

Il soffermarci infatti su tale evento risponde, altresì, tanto alla necessità di mostrare una volta di più la realistica e rigorosa pregnanza ermeneutica che è propria della cosiddetta “scienza sacra”; quanto di invitare il “pensiero umano” (logos) al ripristino dell’attuazione di una “conoscenza” dal carattere più puramente tradizionale, per controbattere in tal modo le moderne insidie “trans-umanistiche” che vorrebbero snaturarlo.

Secondo la prospettiva di verità perseguita dalla scienza sacra, il logos non può e non deve autolimitarsi ad una profana e superficialmente “orizzontale” attività di indagine dalle finalità meramente tecniche (τεχνη): pena la sua degenerazione ontologica. Piuttosto, il suo atto “conoscitivo” deve attuarsi tramite un impegno che colga “verticalmente” le simboliche implicazioni sacrali, latentemente eppur ordinatamente inerenti al creato: il che altro non è, poi, se non l’espressione della evidente presenza attiva ed operante, in esso creato, del Cristo-Logos Creatore. Tutto ciò, insomma, affinché, nella pienezza di tale consapevolezza, il logos umano si ponga in “dia-logos” con il Logos divino, beneficiando così della Sua sapienziale grazia santificante attraverso il reintegro ontologico in Esso.

In tal modo, mantenendo veramente integra la propria natura fatta ad “immagine e somiglianza” di Dio, il credente potrà vivere oltretutto con maggior pienezza anche la propria vita religioso-sacramentale; senza cioè quelle cadute fideistiche e devozionalmente emotive che purtroppo, indebolendone lo spessore e invero allontanandola dalla Verità, caratterizzano la confessionalità così come oggi esercitata da gran parte dei componenti della Ecclesia Christi.   

 

Premessa astronomica

Nel dibattito concernente la natura del fenomeno astronomico narrato nell’episodio evangelico di Mt 2,1-12, comunemente noto come la “stella di Bethleem”, la tesi più accreditata rimane quella che lo relaziona ad un’eccezionale congiunzione avvenuta tra i pianeti Giove e Saturno: fenomeno particolarissimo che avviene, peraltro, secondo scadenze secolari.

Risale già a Keplero la proposta di porre in relazione l’“Astro dei Magi” con la cosiddetta coniuctio aurea Giove-Saturno: e, specificatamente, con quella avvenuta nell’anno 7 a.C.

Tuttavia, seppur nel corso del tempo tale tesi sia stata più volte autorevolmente ripresa, a tutt’oggi essa parrebbe inevitabilmente destinata a rimanere ancora confinata solo al livello di una mera seppur affascinante ipotesi, non potendo essere “documentalmente” suffragata da nessuna verifica rientrante nella prassi “scientista”.

Comunque sia, è un fatto che la sua plausibilità le deriverebbe da ben determinate circostanze.

Da una parte essa si basa sulla consapevolezza che l’anno zero dell’era cristiana dovrebbe effettivamente retrodatarsi di 6/7 anni, giacché la sua fissazione fu frutto di un errore di calcolo operato da Dionigi il Piccolo. D’altro canto, è acclarato quanto la grande congiunzione Giove-Saturno del 7 a.C. sia stata di particolare ed eccezionale significatività astronomico-astrologico-simbologica, in quanto avvenuta per ben tre volte proprio tra quei due particolari pianeti (simbologicamente accostati al Vecchio ed al Nuovo Adamo) e, oltretutto, sempre ed emblematicamente all’interno della sola costellazione dei Pesci (simbolo cristico per eccellenza). Non da ultimo, la certezza che proprio in quegli anni non si verificò né il passaggio di alcuna cometa, né la comparsa di luminosissimi fenomeni d’altro genere quali una nova o una supernova, avrebbe convinto del fatto che l’“Astro dei Magi” – a meno di non considerarlo una pura leggendaria invenzione dei primi cristiani – non dovrebbe allora interpretarsi semplicemente come un “singolo corpo celeste” (come vorrebbe il racconto evangelico), ma piuttosto come un ben più “complesso ed articolato evento astronomico”.

In questa sede non ci soffermeremo sui dettagli esplicativi delle due interpretazioni (singolo corpo celeste vs. articolato evento astronomico), proprio in quanto già da più parti sufficientemente illustrati. Quello che ci proponiamo di formulare si configura invece come una nostra integrazione all’intera questione.

Come vedremo tra breve, la nostra interpretazione intende assumere piuttosto una posizione intermedia; in maniera tale che, corroborando tali supposizioni con ulteriori più evidenti acquisizioni (evincibili tramite un approccio ermeneutico di carattere, questa volta, “sacro-scientifico” piuttosto che “scientista”), intendiamo giungere a dimostrare che la sussistenza di una certa qual relazione tra la coniuctio aurea del 7 a.C. e l’evento evangelico dell’“Astro dei Magi” non sia solamente da ritenersi plausibile, ma vada indubitabilmente acquisita come certa. Eppure, se tutto ciò possa rimanere vero, lo può essere soltanto alla luce di alcuni distinguo, che ci confermano contestualmente anche la precisione e veridicità del racconto evangelico.

 

Il “Praesepe

Premesso ciò, affermiamo dunque immediatamente che il fenomeno astronomico della coniuctio aurea tra Giove e Saturno del 7 a.C. costituì in effetti solamente il “prodromo”, il “segno indiziale”, per così dire, di quello che, verificandosi di lì a poco con immediata consequenzialità temporale, andò invece a rappresentare il vero e proprio evento celeste direttamente espressione dell’Epiphaneia del Signore: ossia, della Sua “manifestazione luminosa”.

Durante tale evento, insomma – con buona pace sia dei detrattori della veridicità del Vangelo, sia di coloro che, come i protestanti o i cattolici d’indole modernista, propendono solo per una interpretazione allegorica delle Scritture – fu in effetti proprio un reale e ben individuabile “astro” a rivestire un ruolo fondamentale e decisivo.

I nostri studi – i quali vedranno presto una pubblicazione e di cui quel che segue rappresenta una sintetica anticipazione – si sono avvalsi non solo delle osservazioni di alcune contingenze astronomiche, ma altresì dell’applicazione dell’ermeneutica gematrica e di interpretazioni di carattere simbologico.

Come già dicevamo, il presupposto – su cui daremo conto più avanti – è stato quello di considerare la congiunzione tra Giove e Saturno del 7 a.C. soltanto come un’indicazione che, fornita sì di un’eccezionalità astronomica, avrebbe tuttavia prospettato qualcosa di ancor più notevole in corrispondenza della immediatamente successiva data del 5/6 gennaio; la quale data, come è noto, da sempre è tradizionalmente riportata come essere stata proprio quella della Epiphaneia.

Ebbene, avvalendoci di un software astronomico (nella fattispecie: EZCosmos 3.0 Skyplot), abbiamo riscontrato che alla data del 5 gennaio del 6 a.C., alla latitudine di Gerusalemme, esattamente alle h. 12, la “luna piena” era al centro della costellazione del Cancro, a sua volta facilmente riconoscibile per la sua tipica forma di Y rovesciata.

È abbastanza curioso come sino ad oggi possa essere sfuggita la significatività del fatto che la posizione del “plenilunio”, nel giorno del 5 gennaio del 6 a.C., verificandosi peraltro contestualmente alla “pienezza del sole” nell’ora del mezzogiorno (ambedue contingenze astronomiche simbologicamente significative), sia venuto a coincidere con quell’ammasso stellare M44, situato al centro del Cancro, che è anche emblematicamente denominato “praesepe” (gr. φατνη).

Per una circostanza di carattere “metastorico”, tale appellativo compare già esplicitamente citato secoli addietro dall’astronomo Eudosso (408-355 a.C.), oltre che, in seguito, anche da Arato e da Eratostene, nel III sec. a.C. Anzi, la sua origine sembrerebbe essere addirittura retrodatabile di 3 secoli, per risalire sino alla civiltà mesopotamica.

Il termine praesepe traduce “greppia, mangiatoia, recinto, mensa”; la qual cosa trova per noi ulteriore significatività nel fatto che tale ammasso stellare risulta collocato tra le stelle “gamma e delta” del Cancro, a loro volta denominate, guarda caso, “i due asinelli” (Asellus borealis – Asellus Australis)[1].

Già alla luce di questo, ci sembra che cominci ad apparir chiaro quanto l’eccezionalità della Epiphaneia di Cristo Signore – avvenimento temporalmente scisso dalla Sua vera e propria Natività, ma che è comunque rappresentante, con quest’ultimo, del sopraggiunto momento della “pienezza dei tempi” – non poteva che essere, per così dire, la “manifestazione” microcosmicamente riflessa in terra di una contingenza posta in Cielo in maniera macrocosmicamente latente. E tale contingenza raggiunse il suo culmine il 5 gennaio del 6 a.C., nel cielo della regione di Gerusalemme.

Ma vi sono ulteriori dettagli che ci confortano in tal senso.

Va ancora premesso che il Cancro rappresenta il simbolo dell’acqua originaria, dell’acqua-madre, del germe nascente, del feto. Il granchio, che poi lo rappresenta, in quanto animale racchiuso in una corazza rimanda ad un luogo chiuso e protetto; conseguentemente esso si identifica con l’archetipo materno, il principio uterino e nutritivo, la profondità, l’abisso, il pozzo, la grotta, la caverna[2].

Non è un caso inoltre che, astrologicamente, il Cancro sia il domicilio proprio della Luna, la cui relazione con l’acqua e con la ciclicità femminile rimane abbastanza nota.

L’accostamento dunque della “luna”, nel suo massimo splendore, con la figura della S. Vergine Maria, appare allora più che ragionevolmente opportuno; ed è quindi proprio tale “luna in Cancro” a doversi interpretare come l’“Astro” di Mt 2,1-12. D’altro canto, va pure ricordato che col termine greco “aster” (αστηρ) anticamente si indicavano tanto i pianeti, quanto il sole e, appunto, la luna stessa.

Ma per supportare tale interpretazione, riproponiamo dunque la conformazione “stilizzata” dell’evento astronomico.

Un “geroglifico” nel Cielo

La prima cosa da notare è che la Y rovesciata, forma della costellazione del Cancro, corrisponde in verità alla lettera greca lambda (λ), la quale è esattamente l’iniziale della parola Logos (λογος). Come non arguire, quindi, che quello che appare come un raggio che attraversa la luna piena, biforcandosi subito dopo esserne fuoriuscito, non venga ad evocare il Soffio divino, lo Spirito Santo, che penetra nell’umano grembo della S. Vergine per fecondarlo? Come non inferire che quella biforcazione, dopo la penetrazione nel seno materno, starebbe a significare la “manifestazione”, l’Epiphaneia del Verbo divino, nella Sua duplice natura di “Dio e Uomo”?

A parte tutto ciò, vi è ancora un ulteriore aspetto su cui val la pena di soffermarsi.

Anticamente, in greco si usava abbreviare l’aggettivo “sacro, santo” – tradotto per esteso con aghios (αγιος) – esprimendolo, quasi fosse una sigla, con la sola lettera gamma (γ). Ebbene, se volessimo tradurre la locuzione “sacro astro” diremmo allora: “g aster” (γ αστηρ). Ma tale locuzione, una volta pronunciata nel suo insieme, diviene in pratica: “gaster” (γαστηρ), che significa “ventre, utero, seno materno”, confermandoci in tal modo il sussistere di una coincidenza tra l’uno e l’altro.

Dopo aver incidentalmente notato come sia abbastanza emblematico che tale geroglifico della “luna in Cancro” mantenga una perfetta rassomiglianza proprio con l’immagine della “stella di Bethleem”, così come espressa nel Mosaico dell’Epifania presente nella volta dell’anti-Battistero della Basilica di S. Marco, a Venezia (vd. supra, immagine in evidenza); proponiamo adesso un’altra via per arguire quanto tale fenomeno astronomico debba essere effettivamente considerato l’espressione macrocosmica dell’evangelico “Astro dei Magi”.

Ricordiamo che il geroglifico astrologico del segno del Cancro assume tale conformazione:

Concependo tale geroglifico come un’immagine delle cifre 6 e 9, ed inserendovi tra di esse uno “zero”, quale allusione alla presenza in esso della luna piena, otteniamo il n. 609.

Poiché in lingua greca è possibile abbinare ad ogni parola un valore numerico, dato dalla somma dei valori corrispondenti alle proprie singole lettere (= gematria), ebbene, otteniamo che 609 corrisponde, guarda caso, proprio alla parola greca aster, che significa “astro”[3].

È d’altro canto interessante osservare che, da parte sua, il n. 69 corrisponde ad akme (ακμη), che significa il “punto più alto, sommo”, il “momento opportuno”[4]: con chiara allusione al momento di “plenilunio” in quanto culmine delle fasi lunari, nonché alla “pienezza dei tempi”, nonché infine alla posizione della “stella” posizionatasi in alto sul luogo della Natività. Ma tale valore 69 equivale gematricamente pure a g ghene (γ γενη), che significa “sacra nascita / sacro luogo e sacro tempo della nascita”[5], nonché pure a kalie (καλιη), che significa “baracca di legno, capanna”: con esplicito e più preciso riferimento al suddetto medesimo luogo della Natività.

Sempre in merito al “luogo” ove avviene tale “Nascita” del Signore, si può anche dire quanto segue: dato che la lettera greca lambda, la quale esprime la forma della “costellazione” del Cancro, possiede un valore gematrico pari a 30, ebbene, sommando tale valore al 69 esprimente da parte sua il geroglifico “astrologico” sempre del Cancro (oltre che tutti gli altri predetti significati), abbiamo: 30 + 69 = 99, il quale è il valore gematrico di Bethleem (βηθλεεμ)[6].

Ma la lettera lambda non finisce qui di fornirci interessanti sviluppi. Ne citeremo soltanto alcuni, tra i più significativi.

Riprendendo la precedente immagine stilizzata, possiamo desumere che quel suo valore gematrico pari a 30 possa anche considerarsi, secondo una propria “polarizzazione” operata in corrispondenza della sua biforcazione, pari a 15 + 15.

Ebbene, sorvolando sul significato simbolico del n. 15 (notoriamente legato in maniera particolarissima alla S. Vergine, in quanto numero costitutivo della struttura del S. Rosario), gematricamente 15 e 15 corrisponde ad aghia gaia (αγια γαια), la quale locuzione traduce “Terra Santa”[7]. Con tale simbologia, al di là di ogni identificazione geografica, la patristica ha sempre indicato la “verginità” della Madonna, ponendola in relazione con la terra pura ed incontaminata del Paradiso.

Volendo poi scendere ancor più nel dettaglio della “polarizzazione”, si potrebbe inferire che i due valori debbano allora porsi secondo una disposizione contrapposta (come tipicamente avviene, ad esempio, nei fenomeni di polarizzazione elettrica o magnetica). Avremo pertanto:

51- 15, o viceversa 15 – 51.

Prendendo in considerazione solo il primo caso, desumiamo le seguenti contingenze.

  1. 51 + 15 è pari a 66, il quale valore, come si è già visto in precedenza, equivale al termine ghene, che significa “nascita”.
  2. Sintetizzando le due polarità abbiamo 515, che è il valore di parthenos (παρθενος), parola che significa “Vergine”[8].
  3. Moltiplicando 51 x 5 (che ottiene, peraltro, il medesimo risultato di 15 x 15) otteniamo 225, il quale è il valore di paidion (παιδιον), che significa “bambino, fanciullino”[9].

In sintesi, siamo al cospetto della realizzazione completa del passo di Is 7,14, là dove si profetizza della “Vergine che concepisce e dà alla luce un figlio”.

Sulla congiunzione Giove-Saturno

Per concludere questa breve disamina, vogliamo adesso finalmente ritornare alla triplice congiunzione Giove-Saturno. Facciamo pertanto riferimento ai 3 giorni in cui avvenne tale fenomeno; essi furono: il 29 maggio, il 30 settembre ed il 5 dicembre del 7 a.C.

Considerando le reciproche distanze in giorni abbiamo:

  1. 29 maggio –    29 settembre            = 124 gg.
  2. 30 settembre – 4 dicembre             =   66 gg.

I due numeri chiave sono pertanto: 124 e 66.

Ebbene:

  1. 124 è il valore di Magoi (μαγοι), che traduce “Magi”[10];
  2. 66 è il solito valore di ghene, “nascita”;
  3. 124 + 66 è pari a 190, che è il valore di ploi (πλοι), che traduce “in viaggio”[11].

Se computiamo adesso anche i giorni che separano l’ultima congiunzione Giove-Saturno con il giorno dell’Epiphaneia, abbiamo: 5 dicembre (7 a.C.)   –   5 gennaio (6 a.C.)  =   32 gg.

E allora, alla luce dei tre valori 124, 66 e 32 otteniamo che la loro somma è pari a 222, il quale è il valore di plea-mene (πλεα-μηνη) che significa “luna piena”[12].

Quindi, gli elementi così desunti possono essere sinteticamente intesi quale espressione di una circostanza; quella secondo cui: “i Magi / per giungere al luogo della Natività / si posero in viaggio / perseguendo astronomicamente la luna piena”.

Conclusione

Seppur possa apparire sorprendente, nei suoi esiti e nelle sue metodiche, l’approccio da noi adottato non fa altro che adeguarsi ad una semplice verità di fede, oltre che metafisica: l’incarnazione del Logos non poteva che avvenire se non informando tutto il creato alla Sua perfezione, in quanto Sapienza. Questa si manifesta attraverso l’ordine, la proporzione, il numero; e per poter fruire della Sua presenza non vi è via migliore che quella di “conformarsi” a tali ordine, proporzione e numero: ossia, conformando il logos con il Logos.

L’Astro dei Magi, per chi ne sappia cogliere la verità latente, ne è testimonianza e monito!

Foto: Mosaico dell’Epifania (Volta dell’anti-Battistero della Basilica di S. Marco), Venezia

5 gennaio 2023

[1] La denominazione è di origine mitologica. A seguito alla caduta dei Titani, Giganti e Dei vennero a battaglia. In quanto questi ultimi sopraggiunsero cavalcando due asini, i Giganti, non conoscendo tali bestie, furono spaventati dal loro ragliare e messi in fuga. Fu così che Dioniso, per premiare i due asini, mise il praesepe nel cielo, in mezzo a loro.

[2] Cfr. J. CHEVALIER – A. GHEERBRANT, Dizionario dei Simboli, vol I, Ed. BUR, Milano 1992, pp. 182-183.

[3] αστηρ = 1 + 200 + 300 + 8 + 100 = 609.

[4] ακμη = 1 + 20 + 40 + 8 = 69.

[5] γ γενη = (3) + (3 + 5 + 50 + 8) = (3) + (66) = 69.

[6] βηθλεεμ = 2 + 8 + 9 + 30 + 5 + 5 + 40 = 99.

[7] αγια γαια = (1 + 3 + 10 + 1) + (3 + 1 + 10 + 1) = (15) + (15) = 30.

[8] παρθενος = 80 + 1 + 100 + 9 + 5 + 50 + 70 + 200 = 515.

[9] παιδιον = 80 + 1 + 10 + 4 + 10 + 70 + 50 = 225.

[10] μαγοι = 40 + 1 + 3 + 70 + 10 = 124.

[11] πλοι = 80 + 30 + 70 + 10 = 190.

[12] πλεαμηνη = 80 + 30 + 5 + 1 + 40 + 8 + 50 + 8 = 222.