La Marcia verso il Mare del generale Armageddon

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di Declan Hayes

Sebbene la guerra totale abbia le sue radici moderne nella “marcia verso il mare” di Sherman, è un libro di giochi americano che ha ormai fatto il suo corso. Ha fallito con la Wehrmacht, ha fallito con la macchina del terrore statunitense in Vietnam e, grazie alla forza d’animo delle forze armate russe, sta fallendo di nuovo in modo spettacolare mentre il generale Surovikin si dirige a Odessa.

Come la marcia del generale Grant attraverso la Georgia spezzò la schiena dell’esercito confederato, così la marcia del generale Surovikin verso il Mar Nero sta tagliando le bugie della NATO come un coltello caldo che tritura il burro, preannunciando futuri sconvolgimenti che accelereranno la discesa nel baratro del decantato giardino dell’Eden dell’UE di Borrell, mentre le sue ultime parvenze di credibilità, legge e ordine si dissolvono, proprio come sono morte da tempo a Kiev, la capitale del Reich di Zelensky e proprio come la NATO è da tempo impegnata a distruggerle in Siria e in Libano.

Sebbene chutzpah sia una parola ebraica, la BBC della NATO ha la stessa arroganza, la stessa chutzpah quando distorce la verità per nascondere che sono i più grandi furfanti del lotto. Prendiamo ad esempio la loro copertura della crisi del captagon dell’Arabia Saudita. C’è una quantità pazzesca di soldi da guadagnare contrabbandando captagon in Arabia Saudita, i cui ricchi ragazzi lo usano per alimentare le loro interminabili orge. Gran parte di questo captagon non viene prodotto in Siria, ma nella Valle della Bekaa in Libano, che è diventata molto più anarchica con il relativo allentamento del controllo di Hezbollah da quando l’alleanza NATO ha istigato il collasso finanziario del Libano nel 2019. Il grande contingente saudita a Beirut gestisce la logistica del captagon.

Poiché il principe saudita che è stato recentemente catturato all’aeroporto di Beirut aveva ben 2 tonnellate di compresse di captagon nel suo bagaglio da stiva, non c’è stato bisogno di Sherlock Holmes per catturare quel pagliaccio, anche se ci sono voluti i pagliacci della NATO che lavorano alla BBC per fingere che la 4a Brigata corazzata siriana fosse la mente dietro a quel nincompoop [stupido sempliciotto].

La BBC ha anche informato il popolo britannico, che da tempo soffre e che è costretto a finanziarla, che anche le grandi quantità di captagon recentemente catturate al confine tra Iraq e Giordania provengono dalla Siria. Tuttavia, il confine iracheno-giordano, essendo per lo più desertico, è molto poroso e vi si verificano regolarmente scontri armati tra una serie di gangster e le forze di sicurezza giordane. L’esercito siriano non ha nulla a che fare con tutto ciò.

Sebbene Alakhbar abbia realizzato innumerevoli documentari su questi scontri, la BBC non ha mai permesso che fatti come questi ostacolassero la narrazione della NATO. Molto meglio incolpare l’esercito siriano e il generale Surovikin, il liberatore di Aleppo, a cui il popolo siriano è eternamente grato. Certo, quei cristiani siriani, che hanno battuto i pugni in aria davanti a me mentre le forze aeree russe e siriane annientavano la marmaglia della NATO, parlano di lui con riverenza, proprio mentre i traditori russi come il poster boy della NATO Alexei Navalny lo diffamano dicendo che Surovikin ha combattuto in Siria solo per soldi. Come se non ci fossero modi più facili di guadagnare soldi che armeggiare in Siria, il cui popolo, insieme a quello serbo, è il gold standard nella resistenza alla guerra totale della NATO.

Ma proprio come nella Grande Guerra Patriottica russa, anche oggi Odessa è di nuovo uno spettacolo secondario rispetto alla più grande lotta che l’Europa sta affrontando. Quando l’Armata Rossa di Zhukov attraversò l’Oder per entrare in Germania, si stupì di quanto fossero curate le case e i giardini tedeschi e si chiese perché questi ricchi tedeschi avessero invaso la loro patria per derubarli di quel poco che avevano.

Per avere un’idea della loro rabbia, leggete questo straziante resoconto degli orrori inimmaginabili a cui il politico britannico James Molyneaux assistette durante “un’indimenticabile Messa in latino” il giorno stesso in cui le sue truppe liberarono il campo di concentramento di Belsen. È la stessa giusta rabbia, che grida vendetta anche oltre i cieli, a spingere i soldati di Surovikin verso Odessa e, se Dio vuole, verso Kiev e Leopoli.

Almeno le Waffen SS di Molyneaux avevano un buon stile di abbigliamento, dato che Hugo Boss disegnava personalmente i loro abiti in accordo con l’ideologia nazista della razza dominante. Non così il pacchiano cocainomane Zelensky, che non si compra nemmeno una camicia e una cravatta, ma preferisce andare in giro con il suo pacchiano parka e le sue magliette verdi da Rambo della giungla come se stesse interpretando Fidel Castro nella Sierra Maestra.

Sebbene gli americani inghiottano questa narrazione, pochi altri lo fanno. Di certo non lo fanno gli uomini e le donne che hanno servito con Surovikin in Siria e che ora stanno tagliando una fetta del Reich di Zelensky.

E nemmeno i miliardi di africani, asiatici e latino-americani che fanno silenziosamente il tifo per Surovikin da bordo campo e che sono pronti a ridare vita al giardino sbiadito di Borrell una volta che Borrell, von der Leyen e il mini-esercito di cocainomani, pervertiti sessuali e altri vari burattini della CIA che nominalmente governano gli Stati nominalmente sovrani dell’Unione Europea avranno ricevuto i loro ordini di marcia, come faranno quando il crollo economico inizierà sul serio.

Qualsiasi impero che metta al timone idioti come Borrell e von der Leyen e che permetta al gruppo terroristico britannico Special Boat Service di far saltare in aria le sue infrastrutture vitali senza conseguenze o addirittura proteste, merita di morire. Qualsiasi impero che pensa di poter rubare le risorse della Russia e mutilare i suoi soldati senza subire ritorni di fiamma e che pensa di poter fare il prepotente con la Cina, l’Africa e il mondo intero senza subire conseguenze è meglio che stia attento. Qualsiasi impero moderno che abbia al timone un idiota come Borrell, che promette di parcheggiare i carri armati dell’Unione Europea sui prati della Russia e che critica la Russia sull’Africa ha i giorni contati e, sebbene il generale Armageddon sia solo un dito del pugno che si sta formando per schiacciarli, non è l’unico né il più letale.

L’Europa non può più controllare il mondo. Non può nemmeno controllare sé stessa. Il parlamento francese può crocifiggere il suo inno nazionale quanto vuole, il suo idiota presidente può fare come Zelensky ai Mondiali di calcio in finte celebrazioni come questa finta pubblicità di protesta della Pepsi, ma è finita. L’Europa è morta, essendosi esaurita per servire i bisogni del Pentagono, della Pepsi e di Capitol Hill.

Vae victis, guai ai vinti. L’Europa non ha perso solo la guerra, ma anche la pace. Onestamente, quando il Santo Padre è salito sul balcone che si affaccia su Piazza San Pietro il giorno di Natale per pronunciare il suo discorso Urbi et Orbi, mi aspettavo che il principe pagliaccio Zelensky, con il suo abbigliamento da Fidel Castro, lo spingesse da parte e cominciasse a blaterare di come Roma e il mondo debbano inviare a quell’idiota altri miliardi. Qualunque nazione, qualunque religione, qualunque organismo che si lasci prendere in giro da un troll così trasparente e travestito merita di morire senza lasciare traccia.

Ma se guardiamo a coloro che gli Stati Uniti hanno sostenuto in Siria, Libano, Afghanistan e persino in Europa, vediamo lo stesso calibro di pagliacci, lo stesso triste circo statunitense. Questo e Topolino, Paperino e tanto Agente Arancio da uccidere il mondo, Campi Elisi di Borrell compresi, sembra essere tutto ciò che lo Zio Sam ha da offrire. Masha e Mishka, invece, offrono qualcosa di più puro. Così come Hans Christian Andersen, il grande patriota danese, che ha regalato a Roma e al mondo la storia dell’imperatore senza vestiti, che si conclude con la parata che continua come prima, senza nulla di diverso, tranne che l’imperatore è completamente nudo.

Una volta che le forze del generale Armageddon avranno liberato Odessa e tolto l’assedio alla Transnistria, Borrell, von der Leyen e tutti gli altri saranno nudi davanti alla fiamma eterna della verità, dove altri miliardi di asiatici, africani e latini li vedranno per i ciarlatani pacchiani e senza spina dorsale che sono.

Poiché Dio è dalla parte dei grandi battaglioni, von der Leyen, Borrell e i cantanti di calypso del Parlamento francese non hanno alcuna possibilità. Non solo i numeri sono schiaccianti contro di loro, ma anche la vivacità. Sebbene abbia già menzionato i meravigliosi ballerini Masaka dell’Uganda in un precedente articolo, vale la pena ricordare che l’Africa trabocca da cima a fondo di questa vivacità e, come spiega questo pezzo indiano che elogia i ballerini Masaka, quei meravigliosi bambini hanno vissuto orrori che farebbero trasalire anche il generale Armageddon, Zhukov o James Molyneaux.

Anche se von der Leyen, Borrell e gli altri scagnozzi europei degli Stati Uniti pensano di aver fatto un ottimo lavoro nel vietare i media russi, tutto ciò che hanno fatto è stato distogliere persone come me dai loro pozzi tossici verso fonti africane, indiane e cinesi più incontaminate e, per questo, sono grato di aver visto le fantastiche intuizioni dell’India sull’ipocrisia dell’Europa riguardo alla Coppa del Mondo, al Qatar, al lavaggio dello sport, a Macron, a Gary Lineker e all’ipocrita politica di convenienza dell’Europa.

Sono grato all’India, alla Malesia, alla Nigeria e alla Thailandia non solo per le loro eccellenti analisi della Coppa del Mondo, ma anche per i loro aggiornamenti e le loro analisi sulla marcia verso il mare del generale Armageddon. E naturalmente non dimentichiamo la Cina, terra di calcoli di soft e hard power, i cui figli stanno imparando la lingua Igbo della Nigeria orientale e che senza dubbio ameranno l’Ekele Maria di Schubert, eseguita qui dalla St. Joseph’s Catholic Chaplaincy Choir, Imo State University, i cui nonni non solo hanno sfidato le probabilità sopravvivendo alla campagna di genocidio biafrano della NATO del 1967-70, ma che apprezzeranno prontamente il significato più ampio per gli Igbo, per l’Africa, per Roma e per tutto il mondo della marcia verso il mare del generale Armageddon.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Gavriil Grigorov/TASS

3 gennaio 2023

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