La Francia sta inviando armi ucraine ai terroristi dell’Africa occidentale?

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di Andrew Korybko

Il Mali e il Burkina Faso, che in passato hanno accusato la Francia di sostenere il terrorismo, dovrebbero collaborare con i Paesi della Commissione del Bacino del Lago Ciad, il cui recente vertice ha visto il presidente nigeriano Buhari mettere in guardia dall’afflusso di armi ucraine nelle mani dei gruppi terroristici regionali, per indagare congiuntamente sul sospetto ruolo di Parigi in questa rete transcontinentale.

Il Presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha avvertito la scorsa settimana, durante un vertice della Commissione del Bacino del Lago Ciad, che le armi provenienti dal conflitto ucraino hanno iniziato a riversarsi nella regione dell’Africa occidentale a un ritmo che sta iniziando a eguagliare quello delle armi provenienti dalla Libia. Ciò è in linea con l’allarme lanciato all’inizio di agosto dalla CBS News, secondo cui solo il 30% delle armi destinate all’ex Repubblica Sovietica raggiunge la destinazione finale, una statistica esatta che è stata poi costretta a ritirare sotto pressione.

Comunque sia, il problema delle armi ucraine destinate al mercato nero è rimasto così grave che gli Stati Uniti hanno inviato in seguito delle truppe nel Paese con l’esplicito scopo di monitorare queste spedizioni. Il problema rimane attuale, come dimostra il dettagliato servizio di RT sulla cosiddetta “Legione Internazionale”, che ha citato testimonianze di combattenti stranieri che affermano che queste armi continuano a essere vendute sul mercato nero.

Avendo confermato che il problema delle armi ucraine che escono dal Paese esiste davvero, è ora il momento di esplorare quali parti hanno interesse a incanalarle verso l’Africa occidentale. Il ruolo del continente nella nuova guerra fredda tra il miliardo d’oro dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti e il Sud globale guidato congiuntamente dai BRICS e dalla SCO, di cui fa parte, finirà probabilmente per essere un campo di battaglia per procura tra loro sulla direzione della transizione sistemica globale.

Il primo blocco de facto vuole mantenere indefinitamente la propria egemonia unipolare in declino, mentre il secondo prevede di accelerare i processi multipolari con l’obiettivo di rendere le relazioni internazionali più democratiche, eque e giuste. Il conflitto etiope è stato in passato la principale guerra per procura in Africa sulla direzione di questa transizione sistemica, ma la sua recente risoluzione ha portato in primo piano i progressi antimperialisti del Movimento Rivoluzionario Globale (GRM) di ispirazione russa in Africa occidentale.

La “sfera d’influenza” autodichiarata dalla Francia e descritta con condiscendenza come “Françafrique” ha iniziato a crollare dopo che la giunta militare del Mali ha dimostrato di essere un pioniere africano prendendo l’iniziativa di respingere il neocolonialismo di Parigi. Le autorità provvisorie non hanno esitato a chiamare in causa la Francia per la sua continua ingerenza nel Paese, che si trova in una posizione geostrategica, dopo averne cacciato le forze in seguito al fallimento della decennale missione “antiterrorismo”.

L’ultima messa al bando di tutte le “ONG” finanziate dalla Francia fa seguito all’accusa dell’estate che l’ex colonizzatore del Mali sia oggi ricorso a sostenere direttamente gli stessi terroristi che prima sosteneva di combattere. Nell’ultimo semestre la Francia ha dato in escandescenze per l’aumento dell’assistenza alla sicurezza da parte della Russia in questo Paese strategico del Sahel, arrivando persino a inventare una teoria razzista del complotto, secondo la quale la popolazione della regione sarebbe troppo stupida per rendersi conto di essere manipolata da Mosca.

L’ultima manifestazione di questa insinuazione razzista ha provocato un brusco rimprovero da parte del Cremlino, che ha ricordato a tutti l’obiettivo ufficiale che si era prefissato all’inizio dell’estate di aiutare tutti i suoi partner africani a completare i loro processi di decolonizzazione. Il Presidente Putin ha ribadito questo stesso obiettivo anche durante la sessione di domande e risposte al vertice annuale del Valdai Club a fine ottobre. In precedenza, Axios aveva rivelato il complotto della Francia, basato sulla guerra d’informazione, per contrastare la crescente influenza antimperialista della Russia in Africa.

I paragrafi precedenti dimostrano chiaramente che c’è una guerra per procura russo-francese in corso in tutta la “Françafrique”. Questo conflitto ombra è caratterizzato dal soft power di Mosca e dall’assistenza alla sicurezza che aiuta le ex colonie di Parigi a liberarsi finalmente dal giogo neo-imperiale dell’egemone in declino, ma la Grande Potenza dell’Europa occidentale, invece di assecondare la situazione riformando responsabilmente le sue politiche regionali, contrattacca spietatamente sostenendo i proxy terroristi.

Il Mali non è l’unica delle ex colonie francesi a fare questa sorprendente affermazione, dato che il vicino Burkina Faso ha appena sospeso l’emittente statale Radio France Internationale dopo aver diffuso propaganda terroristica. Come il Mali, anche il Burkina Faso ha subito un’impennata sospetta di attacchi terroristici dopo il colpo di Stato militare multipolare di appena due mesi fa, dando così credito alle precedenti affermazioni di Bamako, secondo cui Parigi starebbe impiegando questi gruppi come proxy per punire i due Paesi per le loro politiche a favore della sovranità.

Tornando alla notizia che ha ispirato questa analisi, l’evoluzione delle dinamiche strategico-militari dell’Africa occidentale induce a chiedersi se la Francia sia la forza straniera responsabile dell’invio di armi ucraine ai gruppi terroristici regionali. Dopo tutto, la Francia è già stata esplicitamente accusata da due delle sue ex colonie – Mali e Burkina Faso – di sostenere il terrorismo contro di loro, per cui è lecito pensare che questi sospetti siano fondati, visto il disperato desiderio di Parigi di ripristinare la sua influenza in via di estinzione su di loro.

In futuro, questi due Paesi e quelli che compongono la Commissione del Bacino del Lago Ciad, il cui recente vertice ha visto il Presidente nigeriano Buhari mettere in guardia dal flusso di armi ucraine nelle mani di gruppi terroristici regionali, dovrebbero collaborare strettamente per indagare sul presunto ruolo della Francia in questa rete transcontinentale. Su loro richiesta, anche la Russia può fornire informazioni rilevanti per aiutarli ad andare a fondo della questione, dopodiché potranno agire per interrompere il flusso di armi destabilizzanti.

Pubblicato in partnership su One World – Korybko Substack

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Controinformazione.info

7 dicembre 2022

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